WINNIE PASQUANTINO. IL CAPITANO DELLA NAZIONALE DI BASEBALL DI SANGUE OFENESE
di Federica Farda
L’AQUILA – La nazionale italiana di baseball impegnata nei Mondiali non ha centrato l’impresa fino in fondo: la scorsa notte il Venezuela l’ha fermata a un passo dalla finale. Ha centrato, però, un risultato storico: mai era arrivata in semifinale e merito anche di Winnie Pasquantino, il capitano della nazionale, di origini aquilane. Il suo bisnonno era nativo di Ofena.
Winnie, al secolo Vincent Joseph Pasquantino, è nato a Richmond il 10 ottobre del 1987 ma il suo bisnonno, che ancora si chiamava Pasquantonio, il padre di nonno Danny che tutte le sere gli telefona per aggiornarsi sulla squadra azzurra impegnata nella World Baseball Classic, era partito dal paese considerato il “forno d’Abruzzo”. Vincent, statunitense naturalizzato italiano, gioca nel ruolo di prima base per i Kansas City Royals nella Major League Baseball. Winnie è anche un trascinatore nella squadra azzurra, composta principalmente da giocatori nati negli Stati Uniti ma di origini italiane, e che è approdata alle semifinali vincendo tutti gli incontri di un mondiale itinerante svolto tra gli stadi nipponici, portoricani e statunitensi. Una squadra che è stata approntata per l’occasione da qualche settimana ma che si è plasmata grazie ai rituali di Vincent. Lui, da capitano, impone il brindisi al caffè espresso per chi ha realizzato il fuoricampo, la battuta valida. La macchinetta del caffè, nella panchina azzurra di questo World Baseball Classic ‘26, non manca mai e Winnie impone il brindisi anche a chi non gradisce il caffè facendogli, però, prima indossare una giacca di Armani, altro simbolo del Made in Italy. “È una bevanda tipicamente italiana – ha commentato durante i quarti – ed è un modo per sentirsi in Italia anche per noi che siamo stati poche volte in Italia, così come abbiamo introdotto altri gesti italiani per esultare. Finora ha portato bene e, soprattutto, ci fa sentire a casa”. Ma Winnie da Houston, in occasione della partita con il Messico, poi vinta e che gli ha dato l’accesso ai quarti di finale, ha fatto qualcosa di più e che si lega direttamente al paese d’origine dei suoi avi: si è presentato con una cassa di bottiglie di vino, un prodotto, appunto, della sua terra, come se fosse un biglietto da visita di Ofena. Ha quindi consegnato due bottiglie a testa ai due migliori giocatori della gara.



