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REFERENDUM GIUSTIZIA TRA DUBBI E CERTEZZE. COMUNQUE RUBY NON ERA LA NIPOTE DEL PRESIDENTE EGIZIANO MUBARAK

di Giosafat Capulli 

L’AQUILA – Non sono un giurista, né un intellettuale organico o disorganico che dir si voglia. Sono semplicemente un uomo limitatissimo intellettualmente che cerca di ragionare e che tra qualche giorno si recherà alle urne per votare su una riforma Costituzionale, relativa al cambiamento di 7 articoli delle nostra Carta fondamentale, nata dalla liberazione dal Nazifascismo. Indeciso tra il votare il No o il Sì ho incominciato a seguire da giornalista il dibattito tra i vari orientamenti con un ripasso alla storia recente, quando a Palazzo Chigi sedeva da Premier il Cavaliere Silvio Berlusconi. I più sinceri nel dibattito tra il Sì e il No, mi sono parsi il ministro della Giustizia in carica Carlo Nordio e la sua capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi. Il primo (il ministro Nordio), ci ha spiegato che nulla cambierà sui tempi dei processi, sia civili che penali. E infatti per sveltire i tempi dei processi ci vorrebbero più magistrati, cancellieri, polizia giudiziaria e via di questo passo: neanche una in più di queste figure professionali negli ultimi tre anni hanno varcato le soglie dei tribunali. Quindi i processi penali andranno avanti per anni, e quelli civili per decenni. Allora mi sono chiesto: a cosa e a chi serve questa riforma? La risposta me l’ha fornita la signora Giusi Bartolozzi, già deputata di Forza Italia, già magistrato (a proposito di commistioni tra politica e magistratura), e ora capo di gabinetto del Ministero della Giustizia guidato dallo stesso Nordio. La riforma serve per levarci dalle scatole i giudici, ci ha spiegato la Bartolozzi. Praticamente sia il ministro Nordio, che la sua capo di gabinetto hanno svelato che la riforma della giustizia serve per garantire l’immunità di fatto ai potenti e alla classe politica. Dividendo l’ordine giudiziario, questo il ragionamento, l’obbiettivo è più semplice da raggiungere. Poi mi è venuto in mente il caso Ruby – Berlusconi. Una minorenne (a proposito di prostituzione giovanile) che partecipava ai famosi Bunga-Bunga, si volle far passare come la nipote del leader egiziano dell’epoca Hosni Mubarak. E alla camera votò per questa tesi anche l’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Non essendo un potente e non apprezzando le bugie conclamate, soprattutto di chi pretende di governarci. ho deciso che costoro non me la raccontano giusta e per questo ho deciso che la Costituzione la preferisco così com’è ora, senza stravolgerla.

Un commento su “REFERENDUM GIUSTIZIA TRA DUBBI E CERTEZZE. COMUNQUE RUBY NON ERA LA NIPOTE DEL PRESIDENTE EGIZIANO MUBARAK

  • molto bene Gio’…
    questi la sanno raccontare…per poter continuare a fare i ” casi” loro!
    Sta a noi impedire questo scempio! Immeritatamente…pieni di privilegi (parecchi condannati,indagati, falsi voltagabbana , bugiardi, alcuni totalmente incapaci….impreparati)
    facce di….bronzo!
    Non si accontentano mai…
    Basta! Non se ne può più!

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    Risposta

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