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AVEZZANO. DEDICATO UNO SLARGO AL POETA ANTONIO PITONI

AVEZZANO – Il 4 marzo del 1906 nasceva ad Avezzano Antonio Pitoni che dalla
crudezza della vita ricavò pura poesia: verso l’intitolazione di uno
slargo Ieri, in Sala Consiliare, il convegno di studi dedicato alle opere del
poeta autodidatta. Il sindaco Di Pangrazio: “Seppe dare una chiave
di lettura romantica ed ironica all’Avezzano pre e post sisma.
Quando tornò dalla guerra, volle ricostruire la sua città”.
Un’altra pietra miliare posata a terra nel sentiero del riavvicinamento
verso l’identità collettiva di Avezzano e della Marsica. Ieri pomeriggio,
all’interno della Sala Consiliare, in tantissimi hanno assistito al
Convegno di studi dedicato alla riscoperta culturale di un cittadino
illustre a 120 anni di distanza dalla sua nascita: il poeta autodidatta
Antonio Pitoni, appassionato di musica e papà dello storico locale e
scrittore Giovanbattista.
“Dentro quest’aula, – ha sottolineato in apertura il sindaco Gianni Di
Pangrazio – percepisco un cuore unico che batte ed è quello della nostra
città, unita e volenterosa. Per Antonio Pitoni, Avezzano era come una
seconda mamma: egli fu un protagonista indiscusso della vita culturale
degli anni passati. Nella sua poesia, ritroviamo un pezzo di noi stessi;
amò tanto la sua città, di cui non solo fu un ricostruttore nel senso
materiale del termine, ma anche nel senso immateriale: rifondò, tramite
la sua arte poetica, significati sociali e culturali nell’epoca del post
sisma”. Ne hanno tratteggiato la figura e la straordinarietà dal punto di
vista letterario e linguistico due docenti universitari, il professor
Francesco Avolio, dialettologo di fama internazionale dell’Università

degli Studi dell’Aquila, e la professoressa Rosangela Libertini,
dell’Università Cattolica di Ružomberok, in Slovacchia (nel 2016 ha
dato alle stampe il volume “Brancolano anime sparse. La letteratura
marsicana e il terremoto del 1915”). “Nelle sue poesie, – ha commentato
Libertini – c’è il giusto equilibrio fra la descrizione di un presente
difficile e la speranza di rinascita”. Una lettura linguista dei
componimenti è stata data dal professor Avolio. “Nelle sue opere, – ha
detto il docente – le esigenze metriche si piegavano all’uso del dialetto,
perché Pitoni voleva essere il più autentico possibile”. Entrambi i
docenti, anni fa e all’insaputa l’uno dell’altra, sostennero la necessità di
intitolare una via allo scomparso Antonio Pitoni che, orfano di padre,
decise di non perdersi d’animo, ricominciando da zero e non
abbandonando mai il gomitolo d’Arianna della sua passione più
viscerale, quella per la poesia, che manifestò sia in lingua italiana che in
dialetto. “Andò prima in Libia e poi in Albania per via della guerra – ha
affermato l’assessore alla Toponomastica Maria Antonietta Dominici –
ma quando tornò nella sua città rasa al suolo, decise di restare per
aiutare a ricostruirla. Fu in quel momento che Pitoni iniziò a scrivere in
dialetto, cristallizzando espressioni colorite e colorate dell’Avezzano di
una volta, quella che sentiva più sua. Avezzano è terra di figli illustri e
Pitoni è stato esempio di resistenza e resilienza. Anche lui, come è
giusto che sia, avrà il suo largo; da domani inizierà l’iter tecnico e
burocratico”. Evidentemente commosso il figlio Giovanbattista Pitoni,
penna e voce dei tempi presenti della Marsica. Ha sottolineato, in
chiusura, come il padre abbia composto in vita più di 250 poesie, molte
delle quali pubblicate nel corso degli anni da prestigiose riviste letterarie
sin dagli anni ’30. Grazie alla determinazione del figlio, è ora in fase di
composizione un’antologia completa dedicata all’opera pitoniana, così
da rafforzare ancora di più un’eredità che appare già luminosa. Hanno
declamato i versi di Pitoni – sia in lingua italiana che in dialetto – gli
attori Corrado Oddo e Pino Pulcinelli.

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