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FORZA ITALIA TRA IL LUSCO E IL BRUSCO FA CAPOLINO IL COORDINATORE FUSCO…

di Luigi Liberatore 

In casa loro, in Forza Italia, si definiscono coordinatori di circolo ma in realtà sono quelli che secondo la vecchia nomenclatura, ma ancora adesso, si chiamano segretari politici di sezione. Chiarita questa variante non soltanto lessicale in quanto ad organizzazione della base, mi tocca (come scelta autonoma) di tornare sulla uscita pubblica del coordinatore forzista di Sulmona il cui intervento merita una ulteriore valutazione dopo quella esegetica fatta dal nostro direttore, Claudio Lattanzio, con la puntualità e la chiarezza che gli sono abituali. Io do una lettura più avanzata, forse un pochino tortuosa rispetto agli argomenti e alle parole usate da Lorenzo Fusco, è costui infatti il coordinatore di FI, il quale secondo me ha voluto lanciare un monito al suo apparato politico regionale, facendo finta di dare una tiratina di orecchie alla maggioranza che amministra la città e di cui gli Azzuri sono magna pars. Ma non è stato coraggioso abbastanza nel suo intervento legittimato da una nomina di base che ne dovrebbe fare il segretario  cittadino del partito, probabilmente frenato proprio ab imis da quella definizione di coordinatore che ne riduce l’anima “spirituale” accantonando semmai l’incarico a capo mandria. Scendo nel concreto andando al vero nocciolo della questione, che ha dato la stura a Fusco, rappresentato dalla entrata in Forza Italia di Marianna Scoccia e di tutto il contorno familiare di Noi Moderati, evento destinato a mutare assetti ed equilibri non solo a Sulmona. Mi par di comprendere le esigenze del coordinatore azzurro, tese a rivendicare un proprio ed esclusivo primato valutativo rispetto alla questione, rubate  invece dalla prepotenza aristocratica del partito a livello del dominus regionale.  Ho intuito che Fusco abbia capito di essere stato esautorato da una funzione per la quale è stato nominato ed incaricato dalla base, cioè di dirigente politico, ma di non aver avuto la forza di affermare che “A Sulmona si fa quello che dico io”. L’aristocrazia in Forza Italia ha rivendicato a sè il privilegio di decidere se il vice presidente del Consiglio regionale abruzzese possa entrare in FI, lasciando in ambito residuale che il coordinatore comunale potesse limitarsi a parlare a nuora perché suocera intenda. Lorenzo Fusco ha detto che per altri due anni lui resterà in carica come coordinatore di Forza Italia a Sulmona, messaggio subliminale alla Tito Livio “Hic manebimus optime”, che io interpreto come anticamera del crollo personale. Sapete che penso ancora? Che Marianna Scoccia (abile e politicamente spregiudicata) porterà a compimento il suo progetto  e che il sindaco di Sulmona continuerà a galleggiare fintantochè i reciproci interessi non entreranno in conflitto estremo. E, infine, provo un sentimento di solidarietà umana con Lorenzo Fusco che ritengo peccatore non in senso teologico o morale, ma politico. Per essere restato finora in penombra, di non essersi cioè riscattato da un incarico che i vertici del partito assegnano in periferia, secondo una logica storica benché attuale visione, agli uomini di paglia. Di non aver detto chiaro e tondo, col suo intervento: “A Sulmona decido io”.

Un commento su “FORZA ITALIA TRA IL LUSCO E IL BRUSCO FA CAPOLINO IL COORDINATORE FUSCO…

  • Indipendentemente

    L’entrata della Scoccia e del marito in forza Italia che piaccia o no è una questione che travalica l’ambito comunale, la Scoccia è la vice presidente del consiglio regionale dove cambierebbero gli equilibri, anima di noi moderati in Abruzzo e soprattutto nella provincia aquilana, è nella logica e nella norma della politica che le discussioni e le decisioni vengano prese ad un livello superiore a quello comunale che comunque andrebbe reso partecipe, c’è poi da dire che a livello nazionale forza Italia ha avviato un campagna di reclutamento tra gli esponenti di noi moderati di cui diversi sono già “passati”, un opa, insomma il tema è ben più ampio di quanto possa decidere un coordinatore comunale.

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