NON È CHE LE COSE VANNO TROPPO BENE
di Massimo Di Paolo
Sotto lo sguardo di una Sulmona assonnata e rassegnata; ma pur sempre protagonista, con i suoi mercati, i suoi vicoli, le pose e i dialoghi della gente, nulla sembra cambiare. Ossessioni, sospetti e macumbe si fanno strada. Escono allo scoperto intossicando l’ultima fiducia concessa. I prossimi riti pasquali si attendono con animo bisognoso a Sulmona, più di sempre. Si sente l’urgenza di trovare forze nuove necessarie per una rinnovata speranza di rigenerazione; in opposizione al decadimento che si percepisce senza possibilità di esorcismi e false credenze. I problemi del lavoro, il degrado con segni evidenti di abbandono, il non fatto e il deperimento della Città, non possono essere più negati e non chiediamo a chatbot smentite, non potrebbe darle.
Isaac Asimov, istrionico ricercatore quasi veggente, nelle sue opere di fantascienza scrisse le tre leggi che i robot dovevano rispettare anche per il futuro. Se le avesse scritte per i politici odierni, mutatis mutandis, probabilmente avrebbe detto: Prima Legge, un politico non può recare danno a un cittadino né in modo diretto e né indiretto. Seconda Legge: un politico deve rispondere ai bisogni della cittadinanza tutta, rappresentandone le condizioni nei luoghi e nelle assise deputate. Terza legge: un politico deve tutelare gli impegni presi con i propri elettori e proteggere la personale onorabilità di eletto, purché non contrasti con la Prima e Seconda Legge.
Fuori metafora, le cose non sembrano voltare verso: spunti o segnali di cambiamento non si intravedono. La malattia è quella di sempre, ma questo non lascia tranquilli. Il vento, tra i banchi della maggioranza si è alzato e di accorpamenti, rimpasti e teste mozze si sente l’odore. La bilancia è già pronta; di quanto sarà il travaso, il costo e i tempi se ne va discutendo nelle segrete stanze: oddio non proprio segrete. Sono le ragioni della politica si dirà, che trova motivi percorribili sempre e ovunque: citando Hegel viene da dire che ciò che è reale -che si fa apparire reale- è razionale.
Di poco razionale appare, per ora, solo l’area di sinistra che fa ancora fatica a riprendersi svilendo, di riflesso, quell’ipotesi di ‘Campo Largo’ che ormai non riesce più a provocare nuovi fremiti di emozione a Sulmona, come in Italia. Facendo un passo indietro: per la Destra sulmonese doveva essere il tempo della grande rivincita, una prova generale, una riscossa.
Il tavolo però non sembra si sia rovesciato. D’altronde, i partiti e i gruppi politici, quando entrano nella fase amministrativa non fanno ascolti, non hanno resa. E quando le prassi amministrative devono diventare risultati politici, fanno danni. Il problema non è che Sulmona è diventata ‘di Destra’: il problema è che è diventata più fragile e anche più sola, aggiungerei.
Ora, una confusione politica, con i tempi che corrono, non è certamente auspicabile. E invece, a fronte delle condizioni oggettive della Città, sembra che si stia preparando un paradosso politico. Il valore elettorale che gli elettori hanno assegnato a un partito verrà travasato senza colpo ferire. Come disse il Marchese del grillo “Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete …”.
Come risultato abbiamo che la destra sembra sotto assedio di sé stessa e la politica nostrana certamente non è diventata più credibile e soprattutto, più autonoma. È difficile da accettare, ma la lezione è semplice: le prassi politiche e quelle amministrative a Sulmona, non trovano pace e restano da anni ben lontane.
D’altronde il successo politico può essere strutturato attraverso narrazioni: vere, false o entrambe. Il successo amministrativo e di conduzione di una Città, non può essere semplicemente raccontato e né si può sancire per decreto; non si conquista per nomina. Si costruisce attraverso azioni concrete, tempi, lavoro intenso e metodi, agendo su disfunzioni, ricostruzioni e visioni da realizzare.
Lentamente, ma soprattutto, non si improvvisa. In attesa di scoprire se esiste un clandestino a bordo, che condiziona a Sulmona la politica e l’amministrazione contemporaneamente, viene da pensare a quelle terapie di coppia in cui uno dice che hanno deciso insieme, di separarsi. Ma il comico,scherzando, ci ricorda che quando una coppia si separa le colpa è sempre di tutti e tre.



Caxxo sei stato grande!!