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LU OTTE DE MARZE (L’8 MARZO)

LU OTTE DE MARZE
 ( L’8 marzo)
di ENNIO BELLUCCI 
Sio’ che  è ‘stu otte de marzo?
Uogge n’avemme otte sci,ecche
perche’ tutte quente stenne a parla’
de femmene.
Famme capojje i ietre iurre
che facemme ? Perché no?
Se be scurdemme i…
facemme finte de nionte.
Azzo’…!
Tutte  i iurre de l’uanne avessera esse
Lu otte de marze,
invece….
Lu Patraterne c’ha ulute fa’
‘nu riale gruosse asse’…
ha fatte la femmene!
Cheste è figlie, è spose, è mamme,
è amiche, è  moglie ,è amore
i mette a lu munne i figlie.
Le criateure chiu’ belle ,forte i straurdinarie
che c’è puonne sta: so’ ‘nu  piozze de core,
‘na parte de neuu.
Quande è  besuogne ,
o te serve caccause,
ve’ alla mamme.Ce ve’ pure
pe’ cunsiglie, quande ste’
triste i seule.Quande tojje quacchi
delaure o te fe’ male, che roice?
” Oddi’ mamme”! Perché no papa’?
Perché la mamme è la mamme.
È  femmene …i baste!
Allaure la femmene( la donna)
ne è sole lu otte de marze.
È  sempre i comunque
tutte i iurre.Ne’ se ne
scurdemme me’!
‘Nu fiore gialle,rusce o viole.
‘Nu geste, ‘nu pensoire gentile
i bbeune…l’emmera fa’
sempre.Pe ricere
te uojjie bbene ! Asse’
I allaure….vive la femmene!
I non sole lu otte de marze.

 

 di Claudio Lattanzio

Dopo la lunga serie di poesie in dialetto pratolano pubblicate su Reteabruzzo, Ennio Bellucci torna a far sentire la sua voce scegliendo simbolicamente la giornata dell’8 marzo. Il giornalista-poeta affida ancora una volta al dialetto la forza delle emozioni più autentiche e dei sentimenti profondi, componendo un vero e proprio inno alla donna e alla sua grandezza.

Nei versi di Bellucci prende forma la figura femminile come punto di riferimento insostituibile della famiglia e della vita quotidiana. La donna è figlia, sposa, madre, amica, moglie e amore: una presenza che tiene insieme affetti, sacrifici e speranze, capace di sostenere e accompagnare ogni momento della vita. È il cuore della casa, la voce che consola, lo sguardo che comprende anche senza parole.

È la madre il rifugio sicuro nei momenti di difficoltà e smarrimento. È alla mamma che si pensa quando si cerca un consiglio, quando si è tristi o ci si sente soli. Ed è ancora il suo nome che viene spontaneo invocare quando il dolore o la paura prendono il sopravvento: “Oddì mamme”, si dice d’istinto, perché la madre rappresenta da sempre il primo e più naturale approdo dell’animo umano.

Per Bellucci, dunque, la donna non può essere celebrata soltanto in una giornata simbolica. L’8 marzo diventa piuttosto l’occasione per ricordare quanto il suo valore, la sua forza e la sua straordinaria capacità di donare amore meritino riconoscenza ogni giorno dell’anno. Un omaggio semplice ma intenso, affidato alla musicalità del dialetto e alla sincerità di un sentimento che attraversa la vita di ciascuno di noi.

6 commenti riguardo “LU OTTE DE MARZE (L’8 MARZO)

  • …..una poesia-dedica bellissima,toccante e soprattutto vera.Ennio,portatore di sentimenti e valori autentici, dimostra e conferma grande sensibilita’.Un inno,un giusto tributo alle mamme, alle figlie alle sorelle,alle mogli….alle donne TUTTE….evviva la donna!

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  • Daniele Ciarfella

    Un grande grazie al Caro
    Ennio,per il gentil dono della grazia di questa bella poesia,ed un bellissimo e meritato
    “Inno alla Donna”.
    Sei un Maestro insuperabile,
    con la mia stima di sempre.
    Daniele

    Risposta
  • Gaetano Villani

    * Gaetano Villani. Per celebrare degnamente la giornata che il calendario riserva alle care Donne,
    rappresentanti dell’altra metà del firmamento, non poteva mancare una straordinaria lirica del mio amico Ennio Bellucci. La sua bella poesia, in pratolano stretto, ci invita a riflettere sulla universalita’ del mondo femminile: madre, moglie, amica, figlia, amore genuino, eterno e inviolabile. Anche l’ultimo respiro è sempre preceduto da una invocazione alla mamma e io ne posso essere testimone. Grazie Ennio per questa ennesima perla. già Presidente del Consiglio Comunale di Manoppello

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  • Quello che più colpisce, leggendo la poesia di Ennio Bellucci, non è soltanto l’elenco affettuoso dei ruoli della donna, figlia, madre, sposa, amica, ma la radice da cui tutto questo nasce: l’idea che la donna sia un dono di Dio, un regalo “gruosse asse’”.

    In queste parole non ci si limita a celebrare la donna per ciò che fa, ma per la sua capacità di custodire la vita e restituire al mondo un mistero più grande.

    È una visione che appartiene alla nostra cultura, ma che se facciamo attenzione assume un valore ancora più profondo soprattutto pensando a ciò che accade in molte aree del mondo.

    Ci sono infatti paesi e contesti sociali, in cui la donna è una proprietà e la sua libertà è più che limitata, addirittura negata, si… possiamo dirlo. Parlo di situazioni nelle quali persino molte donne, cresciute e consumate dentro quella specifica cultura, finiscono per accettare la loro condizione come inevitabile, quasi non potesse esistere per loro un’altra possibilità (zone di “sconfort”).

    Inquadrata in quest’ottica, questa poesia di Ennio ricorda ciò che la donna dovrebbe essere ovunque.

    Bellucci, con il suo pratolano schietto riesce a scolpire un’altra verità potente.

    Il ruolo della donna non è una data sul calendario, ma un dono da riconoscere ogni giorno dell’anno.

    Ancora una volta un sincero elogio a Ennio per la sua capacità di trasformare riflessioni popolari in gesti poetici che parlano senza retorica, aprono finestre nelle menti, sempre con quella delicatezza che solo chi osserva la vita con occhi puliti riesce a conservare.

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  • Caro Ennio
    Utilizzerò ciascun verso di questa poesia in dialetto per tutti gli 8 marzo che verranno per farne dediche bellissime alle mie donne.

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