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LICEO VICO: È SCONTRO SUI SOCIAL TRA CHI INVOCA IL PUGNO DURO E CHI PARLA DI “GOLIARDIA”

Se all’interno delle mura del Liceo “Vico” il verdetto disciplinare è stato emesso, nelle piazze virtuali la discussione è tutt’altro che chiusa. La notizia della sospensione collettiva per i sedici studenti della classe terza ha scatenato un vero e proprio terremoto di commenti, delineando una frattura netta tra chi invoca il massimo rigore e chi, invece, derubrica l’accaduto a una bravata adolescenziale finita nel tritacarne mediatico.

La linea del rigore: “Poco più di una vacanza”

A dominare numericamente la discussione è il fronte dell’indignazione. La maggioranza degli utenti accoglie con favore la punizione, ma con una critica di fondo: le sanzioni sono ritenute troppo blande. Per molti, i 5-15 giorni di stop somigliano più a una “vacanza anticipata” che a una vera lezione di vita.

Tra le proposte dei cittadini spicca la richiesta di convertire la sospensione in lavori socialmente utili: c’è chi suggerisce di mandare i ragazzi a pulire i parchi cittadini o la villa comunale, e chi invoca un confronto diretto con la storia, sostenendo che solo la conoscenza delle sofferenze patite nei campi di concentramento potrebbe far capire la gravità di un braccio teso o di una bandiera nazista. Per questa fetta di opinione pubblica, il gesto è la prova di un fallimento educativo che richiederebbe, in alcuni casi, addirittura l’espulsione.

La difesa della “goliardia” e la polemica politica

Sul fronte opposto si schiera chi vede nel provvedimento un eccesso di zelo. Molti utenti difendono i ragazzi parlando di “gesto goliardico” o semplice “cazzeggio” tra coetanei, accusando la scuola e la magistratura di aver sollevato un polverone inutile su adolescenti che, a loro dire, non avrebbero alcuna reale intenzione ideologica né capacità di nuocere.

Non mancano le scintille politiche: una parte dei commentatori ha spostato il focus sulla presunta disparità di trattamento tra simboli di destra e di sinistra. È emerso un acceso dibattito tra chi sostiene che, a parti invertite (ovvero con simboli comunisti), i ragazzi non sarebbero stati puniti, e chi ribadisce con forza che l’Italia è una Repubblica fondata su una Costituzione dichiaratamente antifascista, rendendo il paragone giuridicamente nullo.

Il bersaglio: la società e la scuola

Oltre ai ragazzi, il “processo social” ha messo nel mirino anche le istituzioni e le famiglie. C’è chi legge in questo episodio il sintomo di una società in declino e chi punta il dito contro i professori, colpevoli di non aver saputo trasmettere il peso della storia.

In questo caos di opinioni, tra chi grida alla “gogna mediatica” e chi pretende “pene esemplari”, emerge un unico punto di contatto: la preoccupazione per una generazione che sembra utilizzare i simboli più oscuri del passato come semplici pedine di una sfida su TikTok, ignorando il confine tra il gioco e il reato.

Un commento su “LICEO VICO: È SCONTRO SUI SOCIAL TRA CHI INVOCA IL PUGNO DURO E CHI PARLA DI “GOLIARDIA”

  • Anche fosse stata una goliardata, andrebbe comunque dato un segnale sul cosa si può ridere e scherzare e sul cosa no. Impegnare i ragazzi in lavori socialmente utili nei quindici giorni di sospensione da scuola sarebbe cosa buona e giusta, e, farei attenzione a farli svolgere in attività diverse e singolarmente, non in gruppo, ciò potrebbe essere contro produttivo in quanto i ragazzi si sentirebbero parte di un gruppo e il percorso rieducativo potrebbe essere inutile, fare gruppo, sentirsi gruppo, fa sentirsi forti.

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