SODECIA RAIANO: L’ACCORDO PER LA CASSA C’È, MA LA FIOM FRENA. 39 FAMIGLIE SOSPESE NEL VUOTO
A Raiano il tempo sta per scadere, ma a frenare la soluzione non è più (solo) l’azienda, bensì una parte del sindacato. Due mesi dopo il vertice regionale del 22 gennaio, che sembrava aver indicato il percorso della cassa integrazione per la Sodecia, l’intero castello di tutele rischia di crollare clamorosamente. Il motivo? Sul verbale d’intesa manca ancora la firma della Fiom, un’assenza che pesa come un macigno sul futuro dei 39 lavoratori del sito.
C’è tempo solo fino a domani per siglare un documento che non è solo burocrazia, ma una vera boccata d’ossigeno. L’accordo prevede infatti due anni di cassa integrazione, uno scudo fondamentale per evitare i licenziamenti immediati, l’area di crisi unificata per l’inserimento in un percorso agevolato tra Abruzzo e Piemonte (asse Raiano-Chivasso) per gestire la transizione industriale.
Mentre l’Ugl spinge con forza per la sottoscrizione, denunciando il rischio di veder sfumare mesi di mediazione, l’immobilismo della Fiom appare incomprensibile agli occhi di chi vede il proprio posto di lavoro appeso a un filo.
Eppure, il terreno era stato preparato con fatica. La vicepresidente del consiglio regionale Marianna Scoccia e la consigliera Maria Assunta Rossi erano riuscite nell’impresa non scontata di bloccare i licenziamenti iniziali, imponendo all’azienda un tavolo di confronto. Un lavoro diplomatico che oggi rischia di essere vanificato da un veto interno al fronte dei lavoratori.
La Sodecia non è un caso isolato, ma il simbolo della crisi che attanaglia la Valle Peligna. Dopo la mobilitazione di 700 persone lo scorso 31 dicembre per le sei imprese a rischio del comparto, lo stallo odierno suona come un insulto alla piazza che chiedeva unità e soluzioni concrete.
Se la firma non dovesse arrivare entro il limite prefissato, gli strumenti di tutela decadrebbero, lasciando campo libero alla proprietà per procedere con il trasferimento della produzione a Chivasso. In quel caso, per i 39 padri e madri di famiglia di Raiano, non ci sarebbe più alcun “paracadute” sociale, ma solo la dura realtà di un licenziamento che le istituzioni avevano cercato, in ogni modo, di scongiurare.




La fiom sta cercando di tutelare lavoro e famiglie…la Ugl secondo il mio parere sta cercando di far prendere la buonuscita ai lavoratori e basta…….come se non vi CONOSCESSI!!!