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CASO ZANNINI: IL CONSIGLIERE REGIONALE CAMPANO SCEGLIE CASTEL DI SANGRO PER IL SUO “ESILIO” FORZATO

Non sono le vette innevate o il richiamo turistico a portare Giovanni Zannini in Alto Sangro, bensì le prescrizioni di un’ordinanza cautelare. Il potente consigliere regionale campano, travolto da una bufera giudiziaria che sta scuotendo i palazzi della politica tra Caserta e Napoli, ha scelto Castel di Sangro come domicilio per scontare il divieto di dimora imposto dalla magistratura.

La fuga dalla Campania

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Vecchiarelli, ha interdetto a Zannini la permanenza non solo in Campania, ma anche nelle regioni limitrofe. Una misura che ha spinto il politico a varcare il confine abruzzese, trovando rifugio nella cittadina guidata dal sindaco Angelo Caruso, ormai abituata ai riflettori mediatici (spesso legati al grande calcio), ma oggi teatro di una cronaca giudiziaria ben più complessa.

Le accuse: corruzione e truffa

Il quadro delineato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (il sostituto Giacomo Urbano, coordinato dall’Aggiunto Graziella Arlomede) è pesante. Zannini è indagato per corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe la realizzazione di un caseificio a Cancello e Arnone, nel casertano. Secondo l’accusa, Zannini avrebbe favorito gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo (anche loro destinatari del divieto di dimora in Campania) in cambio di utilità, facilitando l’iter per l’ottenimento di fondi e permessi.

In attesa del Riesame

Il soggiorno a Castel di Sangro potrebbe però essere breve. L’avvocato Angelo Raucci, legale del consigliere, sta ultimando il ricorso da presentare entro i prossimi giorni al Tribunale del Riesame di Napoli. L’obiettivo è chiaro: ottenere l’annullamento o l’attenuazione della misura cautelare per permettere a Zannini di tornare a operare sul territorio campano.

Fino ad allora, il centro abruzzese resterà il quartier generale forzato del politico, diventando — suo malgrado — l’avamposto geografico di una vicenda legale che promette ancora molti colpi di scena.

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