CARLO DI STANISLAO: BIONDI E’ IL SINDACO CHE CANCELLA LA STORIA DEL TEATRO SAN FILIPPO
di Carlo Di Stanislao
L’AQUILA – L’oblio calcolato: se il Sindaco cancella la storia del Teatro San Filippo.
“La memoria è il diario che tutti portiamo con noi.” — Oscar Wilde.
In un’epoca dove la politica si misura a colpi di like e la narrazione conta più della sostanza, l’annuncio della riapertura del Teatro San Filippo da parte del sindaco Pierluigi Biondi rappresenta un caso da manuale di manipolazione della realtà. Con un post dai toni trionfalistici su Facebook e In stagram, il primo cittadino ha celebrato il ritorno alla vita di un luogo identitario per L’Aquila, dimenticando però un “piccolo” dettaglio: chi quel luogo lo ha creato, difeso e nutrito per decenni.
La memoria selettiva del potere
Il Sindaco, nella sua foga propagandistica, ha deliberatamente omesso di citare L’Uovo – Teatro Stabile di Innovazione. Non è una svista, ma un atto di rimozione storica che ferisce la cultura cittadina. Trasformare una chiesa sconsacrata in un gioiello teatrale non è stato un miracolo burocratico della giunta attuale, ma il frutto dell’investimento e della visione di una compagnia che, dal 1986 al 2009, ha gestito e programmato lo spazio a proprie spese.
Cancellare L’Uovo dalla narrazione del San Filippo significa ignorare ventitré anni di produzioni nazionali e internazionali, di laboratori e di fermento artistico che hanno reso L’Aquila un punto di riferimento prima che le macerie del terremoto provassero a spegnere tutto.
Un restauro che ha radici lontane
Mentre Biondi incassa il plauso virtuale per il “taglio del nastro”, è doveroso ricordare che il percorso di rinascita del San Filippo non è iniziato ieri mattina su un social network.
1986-2009: Gestione totale e ristrutturazione a carico de L’Uovo.
Post-Sisma: Messa in sicurezza e progetti di ristrutturazione seguiti costantemente dalla compagnia fino al 2020.
Rivendicare oggi la paternità esclusiva del risultato, tacendo sul lavoro tecnico e progettuale svolto negli anni più bui del post-terremoto, non è solo ingiusto: è intellettualmente disonesto. Un amministratore dovrebbe essere il custode della storia della sua città, non colui che la riscrive a uso e consumo della propria immagine elettiva.
Perché questa damnatio memoriae?
Perché il sindaco Biondi teme il passato?
Forse perché riconoscere il merito di chi ha operato prima di lui ridimensionerebbe la sua figura di “unico salvatore”? Il San Filippo non è una scatola vuota riempita oggi dalla politica; è un organismo vivente che ha una memoria fatta di attori, maestranze e pubblico.
La propaganda che si nutre di oblio è una propaganda debole. Se si ha bisogno di cancellare trent’anni di storia per brillare di luce propria, significa che quella luce è artificiale e priva di calore. Riaprire un teatro è sempre una notizia meravigliosa, ma farlo calpestando il lavoro di chi lo ha reso possibile trasforma un momento di festa in un atto di arroganza istituzionale.
Conclusione
Il Teatro San Filippo riapre, ed è giusto che la città lo riabbracci. Ma caro Sindaco, la cultura non si fa con i filtri di Instagram, si fa con il rispetto per la storia. L’Uovo ha scritto le pagine più belle di quel luogo; lei, al massimo, sta firmando la prefazione di un nuovo capitolo che, se privo di memoria, rischia di essere molto breve e tristemente vuoto.




