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SPACCIO NEI BOSCHI DELLA VALLE PELIGNA: A GIUDIZIO 31ENNE MAROCCHINO

Si chiude il cerchio sulle indagini che, nel dicembre 2024, avevano portato a un rocambolesco arresto tra i rovi e i viadotti della A25. Il Tribunale di Sulmona ha disposto il rinvio a giudizio per Mohamed Clamil, 31 anni di nazionalitĆ  marocchina, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Il giudice Emanuela Cisterna, dopo che l’imputato era inizialmente risultato irreperibile, ha rintracciato l’uomo e fissato l’udienza dibattimentale per il prossimo 30 marzo, data in cui si entrerĆ  nel merito del processo.

L’arresto era scattato al termine di un inseguimento a piedi condotto dai militari della Guardia di Finanza di Sulmona e Roccaraso. Clamil era stato bloccato nel territorio comunale di Prezza, nei pressi del viadotto autostradale, mentre tentava di dileguarsi nella fitta vegetazione.

Al momento del fermo, il 31enne era in possesso di oltre 32 grammi di droga, giĆ  suddivisa e pronta per il mercato al dettaglio “in alta quota”: 20 grammi di cocaina, 6 grammi di eroina e 6 grammi di hashish.

L’intervento delle Fiamme Gialle ĆØ stato il culmine di un monitoraggio durato circa sette mesi, tra marzo e dicembre 2024. La zona boschiva tra Prezza e Goriano Sicoli era diventata un vero e proprio hub dello spaccio, caratterizzata da un viavai continuo di automobilisti che aveva esasperato i residenti e messo in allarme le autoritĆ .

Le segnalazioni riguardavano un gruppo di cittadini magrebini che agivano in modo itinerante, accampandosi con le tende in diversi comuni della zona: da Cansano a Bugnara, passando per Goriano Sicoli e Pratola Peligna, fino all’approdo finale a Prezza.

L’operazione che ha portato al rinvio a giudizio di Clamil non ĆØ un caso isolato. GiĆ  lo scorso anno, un altro cittadino magrebino era stato fermato dalla Finanza nell’ambito dei controlli straordinari nell’area. Per il 31enne, dopo l’arresto tra i rovi, si erano aperte inizialmente le porte del carcere, misura poi sostituita con l’obbligo di dimora. Ora la parola passa ai giudici per accertare le responsabilitĆ  penali in un contesto di degrado boschivo che per mesi ha tenuto sotto scacco la Valle Peligna.

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