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PIETRUCCI. LETTERA ALL’AMMINISTRAZIONE: LA DE AMICIS DIVENTI LA CASA DELLE ARTI

di Pierpaolo Pietrucci

L’AQUILA – Lettera aperta all’Amministrazione comunale dell’Aquila: la De Amicis diventi la Casa delle Arti.
Cari amministratori,
dopo oltre 16 anni – tolti i ponteggi che ne hanno protetto e oscurato la facciata – finalmente torna ad
essere visibile il prospetto della De Amicis dopo un lungo lavoro di restauro e recupero che ha
consentito di ricostruirne ancora meglio la sua straordinaria vicenda architettonica, civile e sociale al
servizio della collettività.
Quell’edificio solenne si conferma essere parte fondativa della storia della città con alle spalle
oltre seicento anni di storia.
Nato come ospedale e fondato nel 1448 da San Giovanni di Capestrano inglobando una
preesistente chiesa trecentesca realizzata dagli abitanti di Poggio Picenze, era “il grande ospedale
Maggiore”, che aveva riunito in un unico blocco i circa 30 piccoli nosocomi presenti in città e nella zona
intorno.
Le trasformazioni che ha vissuto nel corso dei secoli ne hanno sempre confermato la funzione
strategica, prima come infermeria militare nel 1875 e poi riadattato a scuola elementare nella prima
metà del ‘900 prendendo nel 1938 l’intitolazione attuale a Edmondo De Amicis in onore dello scrittore
del libro “Cuore”, ricordato con la famosa scritta che campeggiava nel cortile interno: “Piccolo soldato
dell’immenso esercito, i tuoi libri sono le tue armi”.
Dopo il terremoto l’impegno solidale delle più famose cantanti italiane riunite sotto il simbolo
di “Amiche per l’Abruzzo” consentì di raccogliere fondi per la ricostruzione che, dopo lunghe traversie,
si avvia alla conclusione.
Ho voluto ripercorrere questa breve storia, a tutti nota, per sottolineare l’ambizione e il
coraggio che merita la futura destinazione di questo straordinario edificio.
Proprio per questo credo sarebbe una cosa bellissima e utile, farne la Casa delle Arti: il luogo
dove ospitare tutte le istituzioni culturali aquilane in un ampio spazio di grande pregio e di potente
valore simbolico: nel cuore della città, a fianco della Basilica di San Bernardino, vicino all’auditorium
Antonellini del Ridotto e davanti al Teatro comunale che a breve tornerà a vivere e ad ospitare le
stagioni di prosa.
Sarebbe un’operazione di grande impatto perché non solo razionalizzerebbe spazi e uffici di
Enti e Istituzioni oggi sparsi in diverse zone della città, ma potrebbe consentire anche una
“contaminazione”, una sinergia, uno scambio quotidiano di contatti, esperienze, idee e progetti.
La dimensione del fabbricato consentirebbe di immaginare operazioni culturali ed eventi che
davvero proietterebbero L’Aquila su uno scenario elevato, anche oltre le importanti opportunità di
questo 2026 che ci vede Capitale italiana della Cultura. Aprire un confronto su questo tema sarebbe un segno di forza e di generosità da parte
dell’Amministrazione.
E mi auguro davvero che avremo l’occasione di farlo.

 

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