SOS ORSO MARSICANO: L’ITALIA SCHIERA UNA TASK FORCE PER SALVARE L’ULTIMA CINQUANTINA DI ESEMPLARI
Nonostante gli sforzi di conservazione degli ultimi decenni, l’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) resta sospeso sul filo dell’estinzione. Con una popolazione stimata tra i 50 e i 60 individui, questo “gentile” abitante dell’Appennino centrale è considerato dall’IUCN in pericolo critico. Per sottrarlo a una fine che sembrava già scritta, il progetto Life UE “Fight4Wildlife” mette l’orso al centro di una nuova strategia di difesa militare e scientifica guidata dai Carabinieri Forestali.
Le minacce: non solo bracconaggio
Il rischio di estinzione non deriva solo dalla caccia illegale diretta, ma da un mix letale di fattori antropici. Sebbene la mortalità si sia leggermente ridotta nell’ultimo decennio, il 2025 e l’inizio del 2026 hanno confermato quanto la specie sia vulnerabile:
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Incidenti e collisioni: L’investimento stradale rimane una delle cause principali di morte, come dimostrato dai tragici casi di Juan Carrito e, più recentemente, dalle analisi dell’ISPRA sui decessi avvenuti nel 2025.
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Il killer silenzioso: il veleno: Nelle zone a margine del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), l’uso di bocconi avvelenati — spesso legati a conflitti illegali tra cercatori di tartufi — miete vittime tra la fauna selvatica, orsi inclusi.
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Conflitto uomo-orso: L’uccisione intenzionale, di cui il caso dell’orsa Amarena è diventato il triste simbolo nazionale, resta una ferita aperta che richiede un cambio radicale nella cultura della coesistenza.
La strategia: indagini forensi e prevenzione
La nuova task force non si limiterà alla sorveglianza dei boschi. L’obiettivo del progetto è elevare il livello delle indagini sui reati ambientali:
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Medicina forense veterinaria: Grazie al supporto del Centro di referenza nazionale dell’IZS di Lazio e Toscana, ogni decesso verrà analizzato con tecniche criminologiche per identificare i responsabili di avvelenamenti o uccisioni illegali.
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Unità cinofile specializzate: L’Enci collaborerà alla formazione di cani anti-veleno capaci di bonificare i territori prima che gli orsi possano ingerire esche letali.
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Corridoi di coesistenza: Il piano prevede di facilitare l’espansione naturale dell’orso al di fuori dei confini del Parco, creando zone sicure e “Bear Smart Communities” (comunità a misura d’orso) dove la presenza del plantigrado sia vista come un valore e non come un pericolo.
Un modello per l’Europa
Il Comando unità forestali (CUFAA) sottolinea che proteggere l’orso marsicano non è solo un dovere morale, ma un investimento sulla sicurezza ambientale collettiva. I protocolli di prevenzione messi a punto in Abruzzo verranno testati e successivamente esportati all’estero, diventando il riferimento per le polizie di paesi come Cipro, Slovenia e Croazia.
L’obiettivo finale è ambizioso: raddoppiare l’areale della specie e il numero di individui entro il 2050, trasformando l’Appennino centrale in un laboratorio internazionale di legalità e biodiversità.



c’è davvero da sperare che questa task force funzioni al 100 percento per salvaguardare questa specie unica al mondo.
… finalmente, adesso interverrà la task force dell’ IUCN – per comprendere meglio, la International Union for Conservation of Nature – progetto che coinvolge: il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFA), Legambiente, ISPRA, l’IZS Lazio e Toscana, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise…
Ecco, praticamente gli stessi Enti che fino ad oggi se ne sono occupati in modo egregio, non risparmiando impegno ed energie.
E cosa dovrebbe cambiare?
Controllo del territorio, indagini forensi, prevenzione, impiego di cani antiveleno e “ corridoi “ di coesistenza, di espansione e transito tra le varie aree protette e non, sono decenni che si sono messi in pratica.