MITI DEL RUGBY AQUILANO. WIM VISSER: L’UOMO CHE SOGNA UN MOVIMENTO RUGBYSTICO DI LIVELLO INTERNAZIONALE
L’AQUILA – Poi succede che alla mensa del Consiglio regionale, a Palazzo dell’Emiciclo, una luce improvvisa ti proietta indietro di una vita. A quel 23 aprile del 1994, quando sul campo di Padova, L’Aquila Rugby conquistò il suo quinto scudetto contro il Milan dell’onnipotente Berlusconi. Wim Visser, seconda linea, tra gli artefici di quella gloriosa pagina di storia neroverde; sua moglie Lydia, dal sorriso aperto e coinvolgente; insieme al consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, che il rugby lo ha praticato sul campo, mi sono apparsi davanti all’improvviso. Erano lì per pranzare insieme. Un abbraccio, qualche ricordo, e l’idea che L’Aquila della grande scuola rugbystica, è storia che oggi non si legge più. Un libro importante impolverato, ma che andrebbe lucidato e ristampato per far capire cosa eravamo e cosa siamo ora. Frazionata in mille sigle e in mille rivoli, la scuola rugbystica nostrana, una volta famosa e ammirata in tutta Europa, non riesce più a trovare “docenti”, “musicisti” né “direttori d’orchestra” in grado di rilanciarla a livello nazionale e internazionale. Wim Visser la ama e la vive la nostra città. A Palazzo Margherita si è unito in matrimonio lo scorso anno, si festeggiava San Valentino, con la splendida Lydia. In cuor suo, non essendo uomo che vive di infanzia e di ricordi, spera che qualcosa si muova per ricostruire quella scuola di vita e di orgoglio che portò la nostra città a recitare un ruolo di vertice nel panorama rugbystico universale. Ospitati a pranzo da Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale, anche di questo si è parlato. Riconsegnare al movimento rugbystico aquilano e comprensoriale il ruolo che merita, poiché l’Aquila è figlia anche di quel nobile sport che è il Rugby.




