I LUOGHI CHE ABITEREMO
di Massimo Di Paolo
Oltre a informare o commentare occorrerebbe sviluppare interventi, azioni di cambiamento. Atti ‘rivoluzionari’ si direbbe; civilmente impegnati e controcorrente per quello che si può. Ci piacerebbe che i dibattiti locali, potessero assumere con forza e propria determinazione, un valore politico per darlo alla riflessione locale che verrebbe ad assumere importanti significati, ben oltre la somma delle narrazioni. Nelle piccole realtà locali, nelle periferie, persiste e si consolida la semplificazione del campanilismo; torpore civico si scriveva in altra occasione, i ‘ricordati di me’ diventano i temi dominanti. L’immobilismo di sostanza, occupa da decenni la scena sulmonese e i racconti sulle ipotesi, sul si dovrebbe, sui ‘se’ mancati, sempre gli stessi: una magnifica serie –sul nulla– che vince su tutto. Il tempo è cambiato nei significati e nei ritmi. Una comunità resiste se sceglie come evolvere, se è in grado di rigenerarsi, di condividere le proprie differenze e valorizzare le proprie eccezioni. Di fatto, resiste se cambia, se riesce a generare il nuovo. Ora però ecco l’argomento: di innovatori dirompenti, che aprono la comunità di Sulmona a prospettive non convenzionali, in grado di sfidare lo status quo, non ci sono tracce. L’ultimo periodo post elettorale è finito insieme a quella sorta di ‘Open Week 2025’ che doveva aprire le porte a visioni dirompenti. Viene in mente “Talento ribelle” quel bel libro scritto da Francesca Gino della Harvard Business School. Persone che invece di ancorarsi a ciò che è sicuro e familiare, sfidano il tradizionale rompendo convenzioni e generando nuove visioni. Di fatto non si sceglie e non si rischia, con progetti e idee, che possano strutturare percorsi diversi. Cosa deve o dovrà essere la nostra Città nel prossimo futuro per poter contrastare un declino evidente, non si riesce a capire, ma soprattutto, non se ne parla. Sulmona e la sua cittadinanza hanno sviluppato da tempo un fortissimo istinto di conservazione che spinge a cercare di essere accettati, conformi, evitando divergenze e originalità. Il desiderio del nuovo, la prospettiva lunga e la visione ampia: una realtà aumentata rattrappita, oggi più che da molto. Occorrerebbero dieci amministratori con un dio dentro, indisciplinato e creatore. Non è così. Una gioiosa indisciplina capace di far saltare vecchi confini e generare nuove sinapsi da progetto, manca. Inesorabilmente. Un giovane Assessore diceva: “…si però le difficoltà non ce le abbiamo solo noi … anche altre città…” come se una sventura condivisa con altri, possa offrire una forma di consolazione. C’è chi vede prima di chi capisce con molti che preferiscono voltarsi. È iniziata l’era del recupero per Sulmona; occorre inventare i luoghi che abiteremo tra non molto, senza esorcizzare con ipotesi di sviluppo fuori dalla realtà: più vicini a deliri di onnipotenza che a un fare creativo nutrito da ragione e sentimento. Bisogna fare in fretta, superando i tanti pregiudizi che rendono Sulmona stanca e rassegnata. Sapere è un verbo all’infinito che apre alle contaminazioni, agli incontri, alla comunanza di idee e alle possibilità, senza divisioni tra erudizione ed esperienza; tra casacche diverse e presunzioni diverse. Osservando l’agire politico e amministrativo che ha segnato Sulmona negli anni recenti non si rintracciano rotture; Bruno Munari diceva la creatività pensa, l’immaginazione vede: a noi non è toccata né l’una e né l’altra. Ci sono ‘resistenze’ fortunatamente che vivono di proprio: nello sport, nella cultura, nelle coreografie popolari della Città, sono utili, belle e necessarie, ma non risolutive. Non fanno sistema, aiutano ma non fanno evolvere; nutrono gli ego individuali e di gruppo ma spesso fratturano, allontanano, creano recinti da intellettualismo di ritorno. Forse è arrivata per Sulmona l’ora della ‘militanza diffusa’ che andrebbe fatta capire, seminata fin dai banchi di scuola; il che non vuol dire essere di parte contro qualcuno, ma per qualcosa. Un tentativo dal basso di far crescere una modernità in grado di portare pacificazione, creare alleanza, abbandonare poteri e rompere le nostalgie a cui restiamo inesorabilmente aggrappati.




Di Paolo non sei facile ma puntuale sempre.