In-Evidenza L'AquilaPolitica L'Aquila

VERINI E PADOVANI: “CREANO LE ZTL NELLA CITTA’ CHE NON C’E’. SCELTA FOLLE E DISTRUTTIVA”

di Enrico Verini e Gianni Padovani*
L’AQUILA – Forse troppi anni al potere hanno allontanato i nostri amministratori dalla realtà che oramai non
percepiscono più per come è; scambiano la narrazione con il dato reale.
La recente delibera di Giunta del Comune dell’Aquila che prevede l’istituzione della ZTL nel centro
storico merita una riflessione critica, non ideologica ma fondata su un principio elementare di
pianificazione urbana: le limitazioni alla mobilità funzionano solo se inserite in un sistema alternativo
efficiente, accessibile e attrattivo.
Oggi quel sistema, semplicemente, non esiste.
Una ZTL è uno strumento di governo della mobilità, non un atto simbolico. Nelle città dove funziona – da
Bologna a Firenze – è accompagnata da trasporto pubblico capillare, parcheggi scambiatori, servizi
scolastici e culturali attivi, funzioni amministrative e commerciali consolidate. È il punto di arrivo di una
strategia, non il suo inizio.
Nel centro storico aquilano, invece, si registra:
 assenza di un trasporto urbano realmente efficiente, frequente e affidabile;
 carenza strutturale di parcheggi di prossimità e di scambio;
 Assenza totale di scuole e rarefazione servizi pubblici;
 una vita sociale ancora fragile e intermittente;
 teatri non operativi;
 assenza di sale cinematografiche;
 mancanza di una biblioteca centrale come presidio culturale stabile.
In questo contesto, la ZTL rischia di non essere uno strumento di riqualificazione, ma un ulteriore fattore di
disincentivazione all’accesso.
La sequenza logica è rovesciata
In urbanistica esiste un principio chiaro: prima si creano le condizioni di attrattività e funzionalità, poi si
regolamentano gli accessi.
Qui si propone l’esatto contrario.
Senza scuole, senza poli culturali pienamente attivi, senza funzioni amministrative forti, senza un sistema
di trasporto pubblico competitivo rispetto all’auto privata, la ZTL non riduce traffico: riduce solo le
presenze.
E un centro storico non vive di astratte categorie ambientali, ma di persone. Residenti, studenti, lavoratori,
famiglie, professionisti. Se questi non hanno alternative concrete e sostenibili, tenderanno a spostare
altrove le proprie attività quotidiane.

Il rischio economico
Le attività commerciali e professionali del centro già operano in un equilibrio delicato. Limitare
l’accessibilità senza garantire flussi alternativi significa aumentare il rischio di desertificazione economica.
Non è una questione di essere “contro” la mobilità sostenibile. È una questione di sostenibilità reale delle
scelte amministrative.
La sostenibilità è ambientale, ma anche sociale ed economica.
Il nodo del trasporto pubblico
Una ZTL può funzionare solo se:
 esistono linee urbane ad alta frequenza;
 gli orari sono estesi e compatibili con la vita lavorativa e culturale;
 i collegamenti con i quartieri periferici sono diretti ed efficienti;
 sono attivi parcheggi scambiatori realmente funzionali.
In assenza di questi presupposti, la misura appare folle, una vera cattiveria contro la città e i suoi cittadini.
Il centro storico non si tutela isolandolo
Il centro storico dell’Aquila ha bisogno di densità di funzioni, non di ulteriori barriere.
Ha bisogno di scuole che riportino famiglie, di teatri stabilmente aperti, di cinema, di una biblioteca viva e
frequentata, di eventi continuativi, di servizi pubblici presenti. Solo in quel momento una regolazione degli
accessi potrà essere percepita come naturale evoluzione di un sistema urbano rinato.
La mobilità sostenibile non si impone per delibera. Si costruisce semmai con pianificazione, gradualità e
consenso informato.
Senza queste condizioni, la ZTL rischia di essere non una misura di rilancio, ma l’ennesimo esperimento
calato su una città che ha ancora bisogno, prima di tutto, di tornare a vivere. Un esperimento sociale sulla
nostra pelle: Il Truman show aquilano.
Infine, ma non meno importante, siamo contrari culturalmente verso la trasformazione di uno spazio
pubblico come è il centro della nostra città, in una sorta di spazio che, immaginiamo, diventerebbe a
pagamento, con la necessità di dotarsi dei necessari permessi per l’ingresso, come avviene dove è applicato
questo modello, dietro il pagamento di un determinato balzello.
Insomma pensiamo che il centro debba essere un luogo di libertà e non un posto in cui possa accedere solo
chi paga.
*Consiglieri comunali 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *