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VIOLENZA A SULMONA, LA CORTE D’APPELLO CHIUDE DUE CASI: PRESCRIZIONE PER L’AGGRESSIONE DEL 2017, CONDANNE CONFERMATE PER IL PESTAGGIO DEL 2019

Si chiude davanti ai giudici della Corte d’Appello dell’Aquila un doppio capitolo di violenza che ha segnato la cronaca di Sulmona negli ultimi anni. Tra spedizioni punitive in pieno centro e aggressioni nate sui social, la magistratura di secondo grado ha emesso verdetti che spaziano dal proscioglimento per intervenuta prescrizione alla conferma delle pene detentive.

Il caso più datato risale al 18 giugno 2017, quando in via Margherita (una traversa di piazza Garibaldi) andò in scena una violenta aggressione per “vecchie ruggini” tra connazionali. Per quell’episodio, il 35enne di origine romena Pintile Gabriel (difeso dall’avvocata Catia Puglielli), condannato in primo grado a un anno di reclusione per lesioni personali aggravate, ha visto la propria condanna cancellata: i giudici hanno infatti dichiarato il reato prescritto.

Nonostante il proscioglimento penale, resta ferma la responsabilità civile. L’uomo dovrà infatti risarcire gli eredi della vittima, un connazionale nel frattempo deceduto, rappresentati dall’avvocato Alberto Paolini. La ricostruzione dei fatti, curata all’epoca dalla squadra anticrimine del commissariato guidata dal sostituto commissario Daniele L’Erario, aveva descritto un’aggressione brutale: un pugno schivato e un secondo colpo dritto al volto, che costrinse la vittima a un intervento maxillo-facciale all’ospedale dell’Aquila e a 40 giorni di prognosi. Nell’inchiesta era rimasto coinvolto anche Gilbert Albert Lespezzanu, già condannato a un anno di carcere.

Nello stesso dibattimento, i giudici si sono espressi su un altro episodio di violenza, avvenuto il 14 luglio 2019 lungo viale Mazzini. In questo caso, la Corte d’Appello ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione per Teresa La Gatta ed Elena Scarpone (difese rispettivamente dagli avvocati Alessandro Scelli e Silvia Iafolla).

Le due donne erano finite a processo per l’aggressione ai danni di una 53enne sulmonese. Secondo quanto accertato, la vittima era stata intercettata all’uscita di un tabaccaio: dalle auto (una Smart e un’Audi) erano scese le imputate che avevano scatenato una “furia cieca” fatta di insulti, calci, pugni e persino colpi inferti con una stampella. Il movente? Un semplice commento postato dalla 53enne sul profilo social di un amico, ex compagno di una delle due inseguitrici.

Mentre per i fatti del 2017 il decorso del tempo ha evitato il carcere all’imputato principale, per l’episodio del 2019 la giustizia ha ribadito la colpevolezza delle autrici, sottolineando la gravità di atti nati da futili motivi legati al mondo virtuale.

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