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VALLE PELIGNA, I SINDACI SFIDANO IL CONSORZIO DI BONIFICA: PRONTO IL RICORSO LEGALE CONTRO LA TASSA SULLE GRONDAIE

Dalle parole si passa ufficialmente ai fatti. I sindaci della Valle Peligna hanno avviato l’iter legale per fermare il ripristino della cosiddetta “tassa idraulica” (comunemente nota come tassa sulle grondaie) e l’aumento dei canoni irrigui decisi dal Consorzio di Bonifica Aterno Sagittario.

Nella mattinata di oggi, i primi cittadini del comprensorio si sono riuniti in via telematica per un vertice decisivo alla presenza dell’avvocato Roberto Colagrande. L’obiettivo ĆØ chiaro: porre un argine alle deliberazioni adottate dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio lo scorso 16 gennaio, che prevedono la contribuzione consortile per il biennio 2025-2026.

“Un confronto preliminare, ma proficuo,” ha dichiarato il sindaco di Sulmona, Luca Tirabassi. “L’obiettivo resta il possibile riesame delle delibere che hanno suscitato forti perplessitĆ  e un diffuso disagio tra la popolazione. Stiamo valutando ogni iniziativa utile a tutela dei cittadini.”

Secondo i sindaci, l’imposizione della tassa mancherebbe dei presupposti giuridici fondamentali. La normativa vigente stabilisce infatti che il contributo possa essere richiesto solo per immobili che:

  1. Ricadono nel perimetro di contribuenza.

  2. Ricevono un beneficio diretto e specifico dalle opere di bonifica.

Requisiti che, secondo i rappresentanti del territorio, non sussistono in questo caso: moltissimi immobili coinvolti scaricano le acque meteoriche nelle reti comunali e non in corpi idrici gestiti dal Consorzio.

A supporto della battaglia legale ci sono sentenze pesanti che fanno ben sperare i primi cittadini:

  • Consiglio di Stato (2024): Chiarisce che la manutenzione idraulica spetta alla Regione e non ai Consorzi.

  • Corte d’Appello dell’Aquila (2013) e Tribunale di Sulmona (2005): Pronunce storiche che hanno giĆ  messo in discussione la legittimitĆ  di simili prelievi nel passato.

La strategia ĆØ ormai tracciata: la Valle Peligna non intende accettare passivamente un aumento dei costi che grava sulle tasche dei contribuenti senza un corrispettivo servizio diretto.

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