SALUTO ROMANO E BANDIERA NAZISTA IN CLASSE, GLI STUDENTI SI DIFENDONO
Saluto romano e bandiera nazista in classe, gli studenti al consiglio: “Un gesto fulmineo, non siamo fascisti”
SULMONA – Parlano di un’azione impulsiva, di un gesto nato senza riflessione e senza adesione a ideologie estremiste. Così si sono difesi davanti al consiglio di classe del liceo Vico i sedici studenti della terza finita al centro dell’inchiesta per la foto con il saluto romano e la bandiera nazista scattata lo scorso 31 gennaio, nel giorno in cui l’istituto stava approfondendo il tema della Memoria.
Cinque di loro risultano formalmente indagati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale. Per tutti, però, è stato avviato un procedimento disciplinare interno.
Sono cinque gli addebiti contestati alla classe: la violazione dei principi costituzionali, l’utilizzo dell’assemblea di classe – strumento democratico – per l’esposizione di una bandiera simbolo della negazione delle libertà, l’introduzione a scuola di oggetti potenzialmente pericolosi, l’uso del cellulare per riprese vietate dalle disposizioni ministeriali e la diffusione sui social di immagini dal contenuto illecito.
Entro le 14 di ieri gli studenti hanno depositato le memorie difensive, ora al vaglio degli organi collegiali che dovranno decidere eventuali sanzioni. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono attività di comunità, ma anche la sospensione. Se dovesse superare i quindici giorni, la competenza passerebbe al consiglio d’istituto.
Dalle memorie emergerebbe una linea comune: “Non lo abbiamo fatto con la consapevolezza di condividere e incarnare quei valori. È stato un gioco”, si legge in uno dei documenti. Una spiegazione che non attenua però la gravità dei fatti, maturati in un contesto simbolicamente delicato come quello del Giorno della Memoria.
Secondo l’accusa, due studenti avrebbero eseguito il saluto fascista, un terzo avrebbe esposto la bandiera nazista mentre altri compagni avrebbero collaborato alla realizzazione del video. Il reel, pubblicato su TikTok, sarebbe stato cancellato nel giro di poche ore, ma non prima di essere segnalato all’autorità giudiziaria.
Il fascicolo è stato aperto il 2 febbraio dal procuratore minorile David Mancini, che ha disposto una perizia tecnico-informatica affidata al perito Fabio Biasini. L’obiettivo è individuare con certezza la foto oggetto del procedimento e ricostruire la catena di invio e condivisione del file, per accertare eventuali responsabilità nella diffusione del contenuto.
Nei giorni successivi i carabinieri della compagnia di Sulmona, agli ordini del maggiore Toni Di Giosia, hanno eseguito perquisizioni e sequestrato telefoni cellulari e computer per recuperare il materiale pubblicato e poi rimosso. A caricare l’immagine sarebbe stato un diciassettenne residente nel comprensorio peligno. Nella sua abitazione sarebbero stati rinvenuti anche simboli riconducibili alla cultura nazi-fascista, tra cui la stessa bandiera comparsa nella foto.
Resta sullo sfondo l’ipotesi di una “challenge” interna al gruppo classe. Il giorno precedente, secondo quanto emerso, gli studenti si sarebbero accordati per una sorta di gara basata sull’esibizione di oggetti – maschere, cavatappi, bottiglie, t-shirt – elementi privi di un filo logico apparente, ai quali si sarebbe poi aggiunta anche la bandiera.
Una vicenda che, oltre al profilo penale e disciplinare, riapre il tema del disagio educativo e del rapporto tra giovani, memoria storica e uso dei social network.




Credo che a questi ragazzi bisognerebbe insegnare che non devono difendersi bensì chiedere scusa.