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REFERENDUM GIUSTIZIA. L’ALLARME DEL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA GIOVANNI MELILLO

di Mario Imbimbo
L’AQUILA – L’ultimo allarme sul Referendum Giustizia viene direttamente dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo (nella foto) che oggi ricopre quel ruolo che fu ideato ma mai ricoperto dal simbolo dell’antimafia, Giovanni Falcone. Ad impedirlo sopraggiunse il sangue della strage di Capaci una strage che oggi ad oltre 30 anni chiede ancora veritĆ  e giustizia.
In una lunga intervista sul giornale giuridico ‘Giustizia Insieme’, poi rilanciata da tutti i principali quotidiani, Melillo tocca i nodi scoperti di questa Riforma: “Una riforma chiusa a ogni confronto parlamentare” volta a cercare “gli immediati vantaggi delle prove di forza” Ignorando che “la Costituzione ĆØ un bene comune che deve riflettere un necessario pluralismo”.
Soprattutto con una vittima giĆ  designata: il futuro pubblico ministero, su cui non incombe solo la riforma, ma “gli espliciti annunci di nuove leggi volte a ridurre le sue prerogative processuali sul cruciale versante dei rapporti con la polizia giudiziaria”.
Ed infine la preoccupazione più grande: “L’obiettivo di questa riforma ĆØ poter condizionare le indagini delicate. Vedo il rischio su mafie, corruzione, finanza opaca e grandi frodi fiscali”. Un vero e proprio grido di allarme. Un grido che non può non esser raccolto. No, No e ancora No a questa Riforma.

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