PROTEZIONE CIVILE. ABRUZZO INSIEME: “FARE CHIAREZZA ASSOLUTA SU UN SETTORE STRATEGICO PER L’ABRUZZO”
di Giovanni Cavallari e Vincenzo Menna
TERAMO – Protezione Civile regionale: non si può fare da capofila nazionale con il 40% di
personale in meno. Basta propaganda, servono risposte
La lista civica Abruzzo Insieme denuncia con senso di responsabilità istituzionale, ma con
altrettanta fermezza, la grave contraddizione che attraversa oggi l’Agenzia di Protezione
Civile della Regione Abruzzo.
Non parliamo di percezioni o di polemiche politiche. Parliamo di atti ufficiali.
Nel PIAO 2026 è certificata una carenza di oltre il 40% del personale: 21 unità mancanti,
assenza di dirigenti fondamentali e, in particolare, del responsabile del Servizio
Emergenze. Tradotto in termini concreti: la struttura chiamata a gestire le calamità non
dispone oggi di una catena di comando pienamente definita. Questo è un fatto
amministrativo.
A ciò si aggiunge:
un piano assunzionale privo di adeguata copertura finanziaria;
turnazioni in sofferenza nelle strutture operative;
sedi territoriali strategiche, come quella di Notaresco, progressivamente indebolite;
la decisione di negare gli straordinari anche al personale impegnato in progetti
europei finanziati con fondi dedicati.
Si chiede massima disponibilità, ma si comprimono riconoscimenti e strumenti. Si lamenta
la carenza di organico, ma non si mettono le risorse per colmarla. È una contraddizione
evidente.
In questo quadro viene annunciata un’esercitazione nazionale di due giorni che vedrà
l’Abruzzo capofila, coinvolgendo sette regioni, dall’Emilia-Romagna alla Campania.
Un appuntamento importante, che dovrebbe rappresentare il massimo livello di solidità
organizzativa.
E allora le domande sono politicamente inevitabili:
Come può l’Abruzzo guidare un’esercitazione interregionale quando la stessa Agenzia
certifica una carenza strutturale superiore al 40%?
Come si può coordinare un sistema complesso senza aver nominato il responsabile del
Servizio Emergenze e i dirigenti necessari?
Come si può assumere un ruolo di leadership nazionale quando la gestione ordinaria è già
resa difficile da carenze di organico e copertura finanziaria?
Non è contrarietà alle esercitazioni. Al contrario: siamo convintamente favorevoli. Ma le
esercitazioni servono a testare un sistema solido, non a compensare fragilità strutturali.
A questo si aggiunge un ulteriore tema di trasparenza che non può restare sospeso.
Che fine ha fatto l’ospedale da campo annunciato come asset strategico della Protezione
Civile regionale?
È stato acquistato o noleggiato?
Con quali risorse è stato finanziato?
Dove è attualmente collocato?
È pienamente operativo e immediatamente impiegabile in caso di emergenza?
Se si sostiene che non vi sono risorse per coprire il piano assunzionale o per riconoscere
gli straordinari al personale impegnato in missioni europee, è doveroso spiegare in modo
puntuale come vengono utilizzate le risorse disponibili e quali siano le priorità di spesa.
La Protezione Civile non può diventare una vetrina istituzionale mentre rimangono irrisolte
criticità organizzative e finanziarie certificate dagli atti ufficiali. La credibilità si costruisce
con programmazione, investimenti e rispetto del personale, non con annunci.
L’Abruzzo è una regione esposta a rischio sismico, idrogeologico e incendi boschivi. La
sicurezza dei cittadini impone scelte coerenti e responsabilità politica.
Per questo Abruzzo Insieme chiede con chiarezza:
copertura finanziaria immediata del piano assunzionale;
nomina urgente dei dirigenti mancanti e del responsabile del Servizio Emergenze;
ripristino pieno della catena di comando;
revisione della decisione sugli straordinari nei progetti UE;
rafforzamento concreto delle sedi territoriali;
trasparenza totale su dotazioni operative e utilizzo delle risorse.
Prima si mette in sicurezza la struttura. Poi si assumono ruoli di guida nazionale.
La sicurezza degli abruzzesi non può essere subordinata a logiche di immagine.
Abruzzo Insieme continuerà a svolgere il proprio ruolo con rigore e determinazione,
perché su questi temi non è in gioco lo scontro politico, ma l’affidabilità delle istituzioni e la
tutela del territorio.




