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PASSO POSSIBILE. BIONDI? “DA GRANELLO CHE INCEPPA IL MECCANISMO ALL’ASM A PEZZI”

L’AQUILA – Dal granello che doveva rompere il meccanismo, all’ASM che cade a pezzi.
“Biondi prova a riscrivere la realtà e dimentica di essere al governo cittadino dal 2017”.
Le ultime dichiarazioni del Sindaco Pierluigi Biondi alla stampa sulla situazione di Aquilana Società
Multiservizi S.p.A. chiariscono definitivamente il quadro politico-gestionale di ASM.
A dichiararlo è “il Passo Possibile” con Americo Di Benedetto, il Presidente Fabrizio Ciccarelli e i
Consiglieri comunali Emanuela Iorio, Elia Serpetti e Massimo Scimia.
Il Sindaco parla apertamente di un “problema reale”, di un percorso di “risanamento dell’azienda”, di
“resistenze interne” e di “qualcuno che non fa fino in fondo il proprio lavoro”. Parole pesanti,
dichiarazioni generiche che rischiano di alimentare tensioni, soprattutto se collegate a quelle del
tecnico in distacco (il geom. Carlo Bolino da lui stesso indicato come una “scelta strategica” a
efficientamento della governance) che, in precedenti dichiarazioni, parlava di: “riorganizzazione
totale”, di una società che va “completamente ristrutturata” e di anni vissuti in “continua emergenza”.
Se ad oggi si parla di “risanamento”, ciò indica che ASM non è stata gestita in modo sano; se
emergono “resistenze interne”, significa che negli anni passati il controllo politico-gestionale non è
stato efficace; se c’è “qualcuno che non fa fino in fondo il proprio lavoro”, la domanda è semplice: chi
doveva vigilare? La risposta è altrettanto banale: doveva farlo chi governa L’Aquila dal 2017 e in
questi nove anni ha nominato gli amministratori, ha prorogato i contratti di servizio, ha esercitato – o
avrebbe dovuto esercitare – il controllo analogo sulla partecipata.
Come Passo Possibile abbiamo più volte evidenziato e contestato il ricorso a proroghe di contratto in
assenza di un vero Piano Industriale e abbiamo raccontato di una gestione emergenziale, di una
mancanza di programmazione e visione strutturale.
Oggi, il Sindaco ammette che in ASM esiste un problema profondo che richiede un “risanamento”.
Colpisce il cambio di tono: prima si cerca di rassicurare parlando di economia circolare e
modernizzazione; poi si evoca un’azienda da risanare e si individuano presunte responsabilità interne.
Attenzione: non si può scaricare ai lavoratori o a generiche “resistenze” ciò che è, prima di tutto, una
responsabilità politica. La governance di ASM è espressione diretta dell’Amministrazione comunale e
se qualcosa non ha funzionato, non si può sempre dare colpa a qualcun altro.
Nel 2017 lo slogan elettorale del sindaco era: “Il granello che rompe il meccanismo” oggi, dopo nove
anni di gestione da parte della stessa maggioranza, il meccanismo che appare rotto è quello di
ASM e non basta evocare la designazione a Capitale italiana della Cultura 2026 o il Piano Regionale
dei Rifiuti per spostare l’attenzione su scenari futuri.
Continueremo a fare un’opposizione seria e documentata: chiediamo un vero Piano Industriale,
obiettivi misurabili nel contratto di servizio, un controllo analogo sostanziale e non solo regolamentare
e indicatori pubblici di performance da utilizzare anche come base per una tariffazione TARI più
equa. Ricordiamo, infatti, che nel Comune dell’Aquila oggi coesistono diverse modalità di raccolta –
porta a porta, raccolta di prossimità e raccolta informatizzata – che inevitabilmente determinano livelli
di servizio differenti. Questa disomogeneità è sotto gli occhi di tutti, soprattutto in alcune frazioni come
Assergi, Bagno e Roio, dove le criticità organizzative e operative sono evidenti e vanno a discapito del
decoro delle nostre frazioni. Eppure, altra assurdità, la TARI viene applicata secondo criteri uniformi,
senza una misurazione strutturata della qualità effettivamente erogata nelle diverse aree del territorio.
La città merita una società partecipata efficiente, non una narrazione che cambia versione nel giro di
poche ore.
Resta poi un dato che merita chiarezza: negli anni 2022, 2023 e 2024 la stessa Giunta ha certificato
per l’allora Amministratore unico di ASM il raggiungimento di percentuali tra l’83% e l’85% degli
obiettivi assegnati, obiettivi che determinano anche la parte variabile della retribuzione. Se oggi si
parla di “problema reale” e di “risanamento”, viene spontaneo chiedersi: quegli obiettivi erano davvero
coerenti con lo stato dell’azienda oppure la valutazione politica della Giunta raccontava un’ASM che
nei fatti non esisteva?

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