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CARCERE SULMONA, EMERGENZA SENZA FINE: SINDACATI IN RIVOLTA CONTRO IL “COLLASSO OPERATIVO”

Il carcere di massima sicurezza di Sulmona è una polveriera pronta a esplodere, un gigante dai piedi d’argilla dove la tensione ha ormai superato i livelli di guardia. La denuncia arriva all’unisono dalle principali sigle sindacali, Cnpp-Spp e FP Cgil, che hanno proclamato lo stato di agitazione per quella che definiscono una situazione “non più sostenibile”. Al centro della protesta c’è il drammatico squilibrio tra una popolazione detenuta in costante crescita e un corpo di Polizia Penitenziaria ridotto all’osso, costretto a turni massacranti per garantire la tenuta di una delle strutture più delicate d’Italia. L’istituto peligno ospita attualmente circa 670 detenuti, tutti appartenenti al circuito di Alta Sicurezza – con una folta presenza di affiliati a mafia, camorra e ‘ndrangheta – oltre a una componente di collaboratori di giustizia. Un carico gestionale pesantissimo, aggravato dall’inaugurazione di un nuovo padiglione che ha portato oltre 250 nuovi reclusi negli ultimi due anni, senza che a questo incremento sia corrisposto un adeguato potenziamento degli organici.

Secondo i dati forniti da Mauro Nardella, segretario nazionale del Cnpp-Spp, la realtà dei numeri è impietosa: a fronte di una dotazione prevista dal decreto ministeriale di 210 unità per il ruolo agenti e assistenti, la forza operativa reale si ferma a 174. Se si considerano poi congedi, malattie e distacchi, il personale effettivamente disponibile per i turni scende a soli 135 agenti, una cifra che rende “matematicamente impossibile” coprire tutti i posti di servizio garantendo i livelli minimi di sicurezza. A rincarare la dose è il durissimo intervento di Gino Ciampa, coordinatore regionale della FP Cgil Abruzzo-Molise, che in una lettera formale indirizzata al Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, al Prefetto e ai vertici del DAP, evidenzia un clamoroso errore di programmazione. Ciampa sottolinea come la pianta organica definita nel febbraio 2024 fosse paradossalmente tarata su una presenza media di 450 ospiti, ignorando del tutto l’impatto dell’apertura del nuovo padiglione. “Non si comprende come la definizione di una nuova pianta organica non sia stata fatta prima dell’apertura”, attacca il sindacalista, denunciando come l’attuale contingente operativo di 226 unità (inclusi i nuclei di scorta) sia già ampiamente al di sotto delle necessità minime per gestire 665 detenuti di Alta Sicurezza.

Questa cronica carenza di personale si traduce in una situazione di “enorme sofferenza” per gli operatori, costretti a carichi di lavoro estenuanti e a uno stress psicofisico estremo che mette a rischio non solo i loro diritti contrattuali, ma la loro stessa incolumità fisica. La sicurezza e l’ordine interno appaiono ormai compromessi, tanto che i sindacati invocano interventi straordinari e non più procrastinabili: l’invio immediato di almeno 50 nuove unità di rinforzo, l’adeguamento urgente della pianta organica basata sui carichi di lavoro reali e, non ultimo, il blocco immediato delle assegnazioni di nuovi detenuti. Senza queste misure, avvertono i rappresentanti dei lavoratori, il collasso definitivo della struttura è ormai inevitabile. Lo stato di agitazione prosegue dunque con fermezza: l’abnegazione del personale ha raggiunto il limite e la mobilitazione non si fermerà finché il Ministero non offrirà risposte concrete a un’emergenza che si trascina da troppo tempo.

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