L’ABRUZZO PRIMA REGIONE IN ITALIA A ONORARE NORMA COSSETTO: INTITOLATA LA SALA DEI CAPIGRUPPO ALL’EMICICLO
Un ponte ideale tra il Gran Sasso e l’Adriatico orientale è stato gettato questa sera nel cuore del potere legislativo abruzzese. Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila ha ufficialmente intitolato la Sala della Presidenza – luogo nevralgico dove si riunisce la conferenza dei capigruppo e si definisce l’agenda delle leggi regionali – a Norma Cossetto, la studentessa istriana martire delle foibe. Un atto che, come sottolineato dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, trasforma uno spazio di quotidiana attività politica in un presidio permanente di memoria storica e identità nazionale.

Hanno partecipato alla cerimonia anche la vicepresidente del Consiglio, Marianna Scoccia, le consigliere Carla Mannetti e Marilena Rossi, e l’assessore regionale alla cultura, Roberto Santangelo.
Al taglio del nastro era presenti anche il Prefetto dell’Aquila, Vito Cusumano, il vicario del Questore, Stefano Mango, e i senatori abruzzesi, Etelwardo Sigismondi e Guido Quintino Liris. In sala anche i rappresentanti della società civile: le delegazioni abruzzesi del “Comitato 10 Febbraio” e dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia.
L’ospite d’onore della cerimonia, il senatore Roberto Menia, ha portato con sé un carico emotivo che va oltre il ruolo istituzionale di “padre” della legge sul Giorno del Ricordo. Figlio di un’esule di Buie trasferitasi a Trieste nel dopoguerra, Menia ha parlato con la voce di chi quella tragedia l’ha sentita raccontare tra le mura di casa, descrivendo l’iniziativa abruzzese come un segnale di “grande afflato nazionale”. L’Abruzzo, infatti, si distingue come la prima Regione in Italia a dedicare una sala istituzionale di tale rilevanza alla memoria di Norma Cossetto, un gesto che il senatore ha definito “bellissimo”, specialmente in un momento storico in cui la memoria fatica ancora a farsi pienamente condivisa.

Nelle sue dichiarazioni, Menia non ha risparmiato parole durissime verso i “cattivi maestri” e i “paraocchi ideologici” che ancora oggi alimentano negazionismi e giustificazionismi. Nonostante i vent’anni trascorsi dall’istituzione della legge del 2004, che fu votata trasversalmente da quasi tutto il Parlamento, il senatore ha denunciato l’emergere di rigurgiti ideologici inspiegabili, fatti di offese volgari e distruzione di targhe. “Le nostre pietre parlano di Roma, di Venezia e di una presenza millenaria cancellata dal più grande esodo della storia italiana”, ha ammonito, ricordando i 350.000 esuli e le migliaia di morti senza croce che hanno lasciato intere famiglie senza un luogo dove deporre un fiore.

L’intervento di Menia ha scosso la platea richiamando al dovere della solidarietà nazionale, chiedendo agli italiani di ritrovarsi uniti nel nome di una tragedia che non appartiene solo a un “angolo” geografico del Paese, ma all’intero corpo della nazione. La scelta dell’Abruzzo di onorare Norma Cossetto proprio nella sala dove si esercita il confronto democratico tra i capigruppo assume quindi un valore simbolico preciso: la politica, prima di dividersi sulle scelte amministrative, deve sapersi riconoscere in una radice comune di rispetto per la verità storica. Con questa intitolazione, L’Aquila e l’Abruzzo si pongono come capofila di un processo di pacificazione della memoria che, nelle parole di Menia, deve ancora sconfiggere i pregiudizi che persistono persino tra i banchi di scuola.







