LA “FONTAMARA” PELIGNA
di Alessandro Petrilli
Quando, nel lontano 1933, il sig. Secondino Tranquilli (in arte Ignazio Silone) scrisse Fontamara, non avrebbe mai osato immaginare che, a distanza di quasi cent’anni, il suo libro tornasse di cocente attualità, con un’unica differenza: l’ambientazione, la Valle Peligna.
Fontamara è il nome immaginario di un piccolo paese del Fucino (Pescina). Quella dei fontamaresi è la condizione di un popolo abbandonato alle ingiustizie di un sistema fondato su clientelismo, nepotismo e corruzione. Nessuno difende la causa dei “cafoni” (contadini), che non potevano neanche sperare in un capo carismatico che li guidasse al riscatto.
Chiaramente è improprio paragonare quell’epoca alla nostra, ma nel 2026, con i dovuti distinguo, nella nostra valle l’opera di denuncia sociale Fontamara potrebbe ritrovare nuova linfa e il luogo immaginario potrebbe riguardare qualsiasi paese ricadente nel comprensorio peligno.
Mentre nel libro Silone tende a contrastare un potere che, per proprio tornaconto, sfrutta l’ingenuità inerme e l’onestà della povera gente, in Valle Peligna, a distanza di anni, sembrerebbe verificarsi qualcosa di simile. Solo pochi volenterosi e pochissimi mezzi d’informazione continuano a denunciare e vigilare su una situazione atipica, anomala e inusuale. Ma a quei tempi c’era il fascismo, che tra l’altro lo costrinse all’esilio in Svizzera (1930-1944); ora invece no: c’è libertà.
Quella raccontata in Fontamara è la storia tragica del destino di sofferenza assegnato agli “ultimi” della società italiana. Nella piramide sociale di Fontamara: “In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo, questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, nulla. Poi nulla. Poi i cafoni. E si può dire che è tutto”.
In questa citazione encomiabile, che è uno spaccato della realtà contadina del tempo, troviamo delle analogie con la nostra terra, con la differenza sostanziale che oggi non esistono più né principi né cafoni, ma piuttosto opportunisti e fatalisti.
Al tempo stesso viene alla luce anche l’aspetto grottesco, paradossale, per non dire comico, di alcune vicende. Ad esempio, una delle molte truffe perpetrate ai danni dei “cafoni”: l’imbroglio dei dieci lustri (50 anni, mentre il popolo immaginava che fossero solo 10 mesi), venuto dopo l’imbroglio dei “tre quarti e tre quarti” (che chiaramente in matematica non esiste), per raggirarli su tutto: dall’acqua irrigua all’energia elettrica, alla terra, eccetera. A vantaggio dei soliti notabili, aveva aperto gli occhi anche ai ciechi. Qui, nella nostra valle, quando li apriremo?
Mentre nel romanzo si mette in luce la contrapposizione tra i contadini “affamati di terra” e la proprietà latifondista che accumula ricchezza senza mai toccare la terra, nel nostro caso la contrapposizione avviene tra alcuni personaggi locali che acquisiscono potere (politico e non), accumulano denaro, distribuendo lavoro, favori, privilegi e persino consigli (con la conseguente nomina dei rappresentanti del territorio), senza mai — come nel nostro caso — sporcarsi le mani. Nel frattempo, la povera gente continua inesorabilmente a misurarsi con la dura realtà della quotidianità.
È passato quasi un secolo e oggi, come allora, le assonanze con quell’epoca sono sempre più evidenti. Gli operai vengono privati del lavoro in loco, ma potranno farlo a 700 km di distanza con la stessa paga, per cui tre quarti dello stipendio verranno utilizzati per vitto e alloggio, e il restante… per villeggiare.
E la tassa sulle grondaie? Sospesa sine die (cioè sino a elezioni ultimate?), a meno che non porti al ripristino della piena funzionalità dell’acquedotto medievale svevo di Sulmona. E rammentate la tassa sui rifiuti? Con il porta a porta e con l’ampliamento della discarica di Noce Mattei a Sulmona, con il conseguente conferimento di altri comuni, ci avrebbe condotto ad avere le tariffe più basse d’Italia. Inoltre la Hydrogen Valley Peligna (2023), con le sue rigogliose opportunità lavorative e ambientali. E cosa dire dell’inceneritore Get Energy (per ora sospeso sine die)? Non stupiamoci se fra poco faranno passare l’idea che i benefici, supportati da studi scientifici, saranno talmente copiosi che persino la nostra aspettativa di vita si allungherà sensibilmente.
Ebbene, questo articolo inconsueto si è permesso di scomodare persino un illustre scrittore, con la speranza, sempre viva, che le sue citazioni possano portare a un nuovo fermento culturale, politico, sociale ed economico nella vallata.
Oggi, come allora, il popolo le scelte continua a subirle anziché condividerle, compierle, concertarle o parteciparle. Certo, ci sono sempre le libere elezioni. E se tornasse in vita il compianto Silone, che a quei tempi denunciava “l’incapacità delle istituzioni di discutere lealmente opinioni contrarie alle proprie” — tra l’altro di scottante attualità — andrebbe sicuramente fiero di noi? Oppure avrebbe altro materiale per le sue impagabili opere, con la speranza che almeno lui ci conduca a riscattarci, che non necessariamente rima con rivoltarci?
Nell’immaginario collettivo peligno, il nostro “principe” o “principessa” potrebbe dimorare in qualsiasi paese del circondarioMa, come abbiamo riportato prima, per fortuna o per sfortuna non esistono più, bensì opportunisti, avventurieri e capitan di ventura (loro) e di sventura (noi).
Allora si sfruttava l’arretratezza culturale e sociale; ora, invece, cosa si sfrutta? O meglio, di cosa ci si alimenta? Della nostra buona fede o dell’innocenza politica? Forse di entrambe, che non vuole essere un’attenuante, ma un’aggravante. Allora c’era il regime fascista, ora invece c’è la democrazia.
Almeno in quei tempi la rassegnazione si trasformò in presa di coscienza politica; ora, invece, viene tramutata nel sentimento peggiore che possa albergare nell’animo umano: l’indifferenza verso il proprio territorio. E questo non inorgoglirebbe Silone che, con la sua ispirazione cristiana e la lotta contro le ingiustizie del potere contro i più deboli, ne aveva fatto una ragione di vita.
Nell’immaginario comune dell’epoca il popolo ipotizzava che il proprio riscatto sarebbe passato attraverso i propri galantuomini (politici e non). E invece sapete tutti come andò a finire. Non vorremmo, anche noi, a distanza di un secolo, commettere lo stesso errore.
Purtroppo, il romanzo non avrà un finale lieto e il lettore abbandonerà il mondo immaginario creato dallo scrittore per ritornare nel mondo reale. Oggi, come allora, riecheggiano la disperazione e la necessità di reagire. L’interrogativo era, ed è: che fare? E prima arriveremo a questa consapevolezza, prima potremo fornire delle risposte.
Se non volete ascoltare il grido di dolore di questo articolo siete liberissimi di farlo, ma almeno ascoltate la storia, ascoltate Silone e, soprattutto, Fontamara.
Oggi, come allora, così come nel mondo è impossibile lottare contro i mulini a vento, anche i politici dovrebbero ascoltare il grido di dolore del popolo peligno.
Nella speranza che questo continuo parallelismo storico non vi abbia annoiato, vi invito alla lettura del romanzo e delle sue successive opere, per chi ancora non l’avesse fatto.




Complimenti dell’articolo! È molto chiaro, e da tanti anni che facciamo finta di non vedere!! Forza popolo!!Soprattutto alle elezioni
Complimenti per la narrazione su esposta,bravo.
Fontamara,l’ho discussa all’esame di 3° Media cinquant’anni fa,ricordo anche il bel film con Michele Placido e la nostra Fontamara scenografica, che era ambientata nel bel Borgo di ROCCACASALE.
Periodi storici davvero diversi,difficilmente da poter fare delle comparazioni.
Certo,non e’ un bel momento nella nostra Valle,ve lo dice uno che e’ dovuto esiliare oramai quasi da vent’anni,per le note vicende delle crisi industriali del periodo 2006-2009.
Voler addebitare tutte le colpe alle responsabili politiche in seno al consiglio regionale o ai nostri amministratori comunali di ora,mi sembra sia abbastanza una esagerazione.
Chi non ha colpe,scagli la prima pietra…..non l’ho detta io, ma mi inchino tutti i giorni davanti a chi la pronuncio’.
Complimenti, piacevole lettura di una analisi fulgida…
Allora si sfruttava l’arretratezza culturale e sociale; ora, invece, cosa si sfrutta? Oggi le persone vengono prese in giro da 3 cose: le chiacchiere, le bugie e i mezzi di informazione che raccontano le cose che fanno fanno più comodo.