INCIDENTE SUL LAVORO ALLA REGINELLA D’ABRUZZO, ASSOLUZIONE IN APPELLO PER DIFETTO DI QUERELA
Si chiude con un proscioglimento il procedimento giudiziario per l’infortunio sul lavoro avvenuto nel 2017 all’interno della Reginella d’Abruzzo. La Corte d’Appello dell’Aquila ha annullato la condanna di primo grado a carico di Paolo D’Amico e della società, rilevando la mancanza delle condizioni di procedibilità.
In primo grado, imputato e ditta erano stati condannati a tre mesi di reclusione e al pagamento di una multa da 12 mila euro. I giudici di secondo grado, tuttavia, hanno accertato che il reato contestato è procedibile soltanto a querela di parte, elemento che nel caso specifico è risultato assente. Per questo motivo la Corte non è entrata nel merito delle responsabilità, limitandosi ad annullare la sentenza e a prosciogliere gli imputati.
L’infortunio risale al 2017. Secondo quanto emerso dagli atti, un operaio dell’azienda, mentre stava sistemando alcuni campioni caseari, si era schiacciato il mignolo della mano destra in una valvola a sfera, riportando un trauma definito inizialmente dai medici Inail con una prognosi superiore ai 40 giorni. Una valutazione che, nel corso del processo di primo grado, è stata ridimensionata: i sanitari dell’ospedale di Sulmona avevano infatti refertato una prognosi inferiore ai trenta giorni, circostanza confermata anche dalla persona offesa in aula.
All’epoca dei fatti, la Asl aveva contestato all’azienda l’inosservanza delle misure di sicurezza, mentre per la Procura si configurava una responsabilità oggettiva del datore di lavoro, in linea con un orientamento giurisprudenziale particolarmente rigoroso secondo cui il lavoratore deve essere tutelato anche da comportamenti imprudenti propri.
Di diverso avviso le difese, rappresentate dagli avvocati Luca Tirabassi e Alessandro Rotolo, secondo cui l’incidente sarebbe stato causato da una condotta imprudente e imprevedibile dell’operaio. I legali hanno evidenziato come il macchinario fosse certificato e conforme alle normative di sicurezza e come i dipendenti avessero regolarmente partecipato ai corsi di formazione previsti.
La decisione della Corte d’Appello pone così fine alla vicenda giudiziaria, almeno sul piano penale, con il proscioglimento dell’imputato e della società per difetto di procedibilità.


