IL PECCATO DEL SINDACATO? LO SCIOPERO!!!
di Luigi Liberatore
Sarei bugiardo se dovessi negare di aver aderito mai allo sciopero. Ad uno qualsiasi. È un richiamo ancestrale verso il quale ogni lavoratore non ha solo devoluto la paga giornaliera, ma ha concesso l’anima del subalterno pur di tenere la testa alta rispetto al potere. A quello costituito e pure a quello abusivo. Ho scioperato, altroché! Eppure, dopo aver fatto ammenda con la mia vanità di scioperante e forse pure di scioperato, devo tornare indietro coi vaneggiamenti giovanili sostenuti dalla aderenza al sindacato che non sempre ha saputo essere sincero coi suoi adepti. Il sindacato diventa sistema alla stessa stregua della politica, ovvero quando i sentieri politici sanno attrarre a sé il sindacalismo che si sveste delle sue prerogative che non sono quelle, soltanto, dello sciopero indetto a prescindere. Ho letto che i sindacati, le sigle più importanti, hanno deciso in Valle peligna di indirne uno generale come risposta alla crisi occupazionale e demografica, come se sullo stesso piano potessero essere affrontati problemi conflittuali tra cancelli delle fabbriche e uno stesso paio di lenzuola. Non ci siamo. In verità pure il sindacato non sa più a quale santo rivolgersi per questo declino operaio e umano della valle peligna, sicché si affida allo sciopero come se l’iniziativa fosse utile ad invertire la rotta. Per una di quelle nefaste analisi letterarie, mi sembra che Cgil, Uil, e compagnia cantante vogliano ricomporre una strategia salmodiante come la processione indetta nel 1630 a Milano contro la peste che finì per aumentare il contagio. No allo sciopero. La Cgil che mantiene ancora una solida caratura rispetto alle altre sigle, non si affidi alle processioni liturgjche che sfuggono pure al richiamo religioso del vescovo, si rifaccia invece al tema di Giuseppe Di Vittorio il quale invitava i lavoratori a non presentarsi più davanti al padrone col cappello in mano. Cioè a fare avanzamento con la cultura e non col rumore. E lo sciopero fa rumore, solo rumore soprattutto dalle nostre parti dove la classe politica di sinistra prova un senso di prurito o disagio a presentarsi davanti alle fabbriche in declino dove fomenta, magari, irritazioni sartoriali oltre che ideali. Fare sindacato? Farlo dalle sezioni per i lavoratori e non a servizio degli impiegati della politica, senza inutili processioni sempre più spoglie in un territorio sempre più povero… A sinistra, dico a sinistra!




Sono pienamente d’accordo con la tua valutazione. Dovresti scioperare solo se hai obiettivi specifici e misurabili e idee da implementare. Altrimenti, è una completa perdita di tempo.