CronacaHomeIn Evidenza

SULMONA, L’ULTIMO DISPERATO AZZARDO DEL SINDACATO CHE INVOCA LA RIVOLTA MA SCARICA LE COLPE

Il cinema Pacifico di Sulmona, che un tempo ospitava sogni in bianco e nero, è diventato oggi il teatro di un dramma sociale che ha i colori lividi di una crisi senza fine. Al termine dell’assemblea unitaria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, il segretario provinciale della Cgil, Francesco Marrelli, ha pronunciato parole che pesano come pietre, ma che lasciano in bocca il sapore amaro di un gioco al massacro dove, alla fine, a perdere sono sempre i lavoratori.

Marrelli ha scelto la linea dell’attacco frontale, scagliandosi con durezza contro la politica e, in particolare, contro le tre consigliere regionali che il 31 dicembre scorso avevano calcato il palco della manifestazione cittadina. Per il sindacato, quel palco è stato un “tradimento”: una passerella di promesse sull’Area di crisi complessa che, a conti fatti, si starebbe rivelando l’ennesima narrazione tossica. Ma se la politica viene accusata di autoreferenzialità, il sindacato non sembra passarsela meglio in termini di autocritica.

È troppo facile, infatti, presentarsi davanti a una platea di lavoratori stremati e dire, come ha fatto Marrelli: «Noi ci prendiamo le responsabilità, ma adesso azzeriamo tutto e guardiamo avanti». Suona quasi come una formula magica per cancellare anni di immobilismo. Perché “azzerare tutto” dovrebbe essere un esercizio collettivo, un mea culpa che coinvolga anche chi il sindacato lo guida. Invece, l’impressione è quella di assistere allo sport nazionale preferito: lo scaricabarile. Da una parte la politica che usa il territorio come bacino di voti, dall’altra un sindacato che alza i toni solo quando l’acqua arriva alla gola.

Il passaggio più critico riguarda la gestione dei servizi pubblici. Marrelli è arrivato a sollecitare apertamente una “rivolta” sulla questione Cogesa, accusando il Comune di Sulmona di aver scelto la via della privatizzazione e della gara d’appalto mettendo a rischio i lavoratori. «In qualsiasi altro territorio sarebbe scoppiata la rivolta, perché qui non riusciamo a farla scoppiare?», ha tuonato il segretario, evocando uno scontro sociale che sembra l’ultima carta rimasta in mano a una rappresentanza sindacale che fatica a trovare altre vie d’uscita.

I lavoratori della Marelli senza piano industriale, quelli della Sodecia a un passo dal licenziamento e le donne della 3G stritolate da contratti pirata, sentono oggi le stesse parole di mesi fa, ma con una minaccia in più: la proclamazione dello sciopero generale territoriale. Una misura estrema che paralizzerà l’area, coinvolgendo anche studenti e attività commerciali.

La politica è assente? Certamente. Ma il sindacato, in tutti questi anni, dov’era? Presentarsi oggi dicendo che «non è colpa del sindacato se la Valle Peligna muore» è una mezza verità che somiglia molto a una scusa. La gente è stufa di vedere le piazze trasformate in ring elettorali mascherati da assemblee. Finché il “noi” contro “loro” prevarrà sulla reale tutela delle persone, la Valle Peligna resterà quello che è oggi: un territorio tradito da tutti, nessuno escluso.

Un commento su “SULMONA, L’ULTIMO DISPERATO AZZARDO DEL SINDACATO CHE INVOCA LA RIVOLTA MA SCARICA LE COLPE

  • Hanno sbagliato tutto e continuano a sbagliare.
    Senza riguardo per lavoratori e famiglie fanno politica quando dovrebbero far si che paga minima, pensioni e contratti di lavoro siano regolarizzati e giusti.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *