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INVESTIMENTO AL TORRIONE. FIAB: SERVONO CAMBIAMENTI STRUTTURALI GESTIONE TRAFFICO

L’AQUILA – Ieri un’architetta che attraversava la strada sulle strisce pedonali del quartiere Torrione a L’Aquila è stata investita da una persona alla guida di un’automobile.  Un recente rapporto dell’Urban Cycling Institute (Amsterdam, gennaio 2026), presentato durante il Cycling Research Board Conference, ci ricorda una verità scomoda: la violenza stradale non è un “incidente”, è una crisi sanitaria pubblica.

Eppure, in Italia e in molti altri paesi, continuiamo a trattare ogni morte e ogni ferimento come eventi isolati, da attribuire a “distrazione”, “velocità eccessiva” o “mancanza di attenzione”. La colpa è sì del conducente, e non vogliamo assolvere chi guida in modo irresponsabile, ma il principale imputato è il sistema che ha progettato le strade per le auto, non per le persone.

Il motonormativismo: la cultura che uccide
Il motonormativismo, termine che descrive la cultura dominante che considera le strade come spazio esclusivo per le automobili, produce conseguenze precise e documentate:

  • le strade sono progettate per far viaggiare le auto il più velocemente possibile;
  • i pedoni e i ciclisti sono trattati come intrusi;
  • dopo un incidente fatale, la scena viene ripulita in poche ore, come se nulla fosse accaduto, senza indagini approfondite né analisi delle cause strutturali.

A L’Aquila esiste una Task Force per la sicurezza stradale, finora poco incisiva, e un Piano Comunale di Sicurezza Stradale adottato e approvato, di cui attendiamo i primi effetti concreti.
Il risultato, nel frattempo, è sempre lo stesso: morti dimenticate e strade che rimangono pericolose.

Trasformare la tragedia in opportunità
Come suggerisce il ricercatore Kevin Krizek, dopo ogni incidente grave dovremmo intervenire immediatamente sulla strada con misure temporanee:

  • rallentatori per ridurre la velocità
  • segnaletica che ricordi “qui è morto qualcuno”
  • una zona a 20 km/h per almeno due settimane.

L’obiettivo è rendere visibile il pericolo, far sì che chi passa, chi guida, chi amministra, veda con i propri occhi cosa significa una strada pericolosa.
È un’azione shock, ma necessaria per rompere il silenzio, coinvolgere la comunità e spingere le istituzioni a cambiare. Alle istituzioni, del resto, basterebbe copiare gli innumerevoli esempi virtuosi già esistenti in Italia e in Europa.

Vision Zero: un modello da seguire
Nel 1997 la Svezia ha lanciato il progetto Vision Zero con un obiettivo chiaro: azzerare le vittime della strada entro il 2050. Il principio è semplice quanto rivoluzionario: nessuna morte stradale è accettabile. Su Vision Zero si basa anche il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030 (legge n. 144 del 1999), approvato dal CIPESS con delibera n. 13 del 14 aprile 2022.

Non si tratta di colpevolizzare i singoli, ma di riprogettare il sistema affinché le strade siano sicure anche quando qualcuno commette un errore.
I risultati parlano da soli: la Svezia ha uno dei tassi di mortalità stradale più bassi al mondo. E Hoboken, una città del New Jersey di circa 60.000 abitanti, da nove anni non registra morti in incidenti stradali.

Le nostre proposte per L’Aquila
FIAB L’Aquila ha sempre lavorato per promuovere la ciclabilità, la sicurezza e la vivibilità urbana. Di fronte a quanto accaduto, rilanciamo con forza queste richieste:

  • che l’Amministrazione Comunale attui il PCSS adottando il modello Vision Zero;
  • che vengano condotte indagini approfondite dopo ogni incidente, non solo per le assicurazioni, ma per comprenderne le cause strutturali;
  • che si sostengano interventi temporanei post-incidente per sensibilizzare e testare soluzioni;
  • che la comunità venga coinvolta nelle decisioni sulla mobilità, perché le strade sono di tutti;
  • che la violenza stradale venga riconosciuta per quello che è: una crisi sanitaria.

La bicicletta è un diritto, non un lusso
La bicicletta è uno strumento per migliorare l’ambiente, la salute, l’economia e la sicurezza: lo afferma anche il Piano Comunale di Sicurezza Stradale.
Ma la bici è difficile da usare quando le strade sono pericolose.
Ogni volta che un ciclista o un pedone viene investito, non chiamiamolo “incidente” perché non avviene per caso: è un fallimento del sistema.
E noi non possiamo accettarlo.

Ogni vita vale più di una corsia per le auto.

Un commento su “INVESTIMENTO AL TORRIONE. FIAB: SERVONO CAMBIAMENTI STRUTTURALI GESTIONE TRAFFICO

  • Mariagrazia.zecca@gmail.com

    Strisce pedonali ormai invisibili, che andrebbero anche segnalate con paletti rossi e. bianchi e o con luci gialle. Chi ha pensato di mettere le strisce pedonali appena l’uscita dalle rotatorie e’privo di logica.
    Guard rail troppo a ridosso delle corsie, senza il minimo spazio per i pedoni

    Risposta

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