BLITZ AL CENTRO D’ACCOGLIENZA: PENA SOSPESA PER IL 46ENNE DI SULMONA
Non si apriranno, almeno per il momento, le porte del carcere per Serafino Di Lorenzo, il 46enne di Sulmona protagonista del violento blitz avvenuto nel giugno 2018 nell’ex centro di accoglienza di corso Ovidio. Nonostante una condanna definitiva che ammonta a un totale di 5 anni, 3 mesi e 24 giorni di reclusione, la Procura Generale della Corte dāAppello dellāAquila ha disposto questa mattina la sospensione dellāordine di esecuzione della pena.
Il provvedimento arriva in accoglimento dell’istanza presentata dall’avvocato difensore Alberto Paolini. La sospensione ĆØ legata allo stato di tossicodipendenza dell’uomo: la legge prevede infatti che, in presenza di percorsi di recupero in atto, il condannato possa richiedere misure alternative come l’affidamento in prova e i lavori socialmente utili.
Il legale avrĆ ora trenta giorni di tempo per presentare la documentazione medica necessaria, sulla quale dovrĆ poi esprimersi il Tribunale di Sorveglianza dellāAquila, che deciderĆ definitivamente sulle modalitĆ di espiazione della pena residua.
I fatti risalgono a sette anni fa, quando Di Lorenzo fece irruzione al secondo piano dello stabile che ospitava 27 richiedenti asilo provenienti da diversi Paesi africani. Un’azione violenta condotta con lāausilio di una pistola scacciacani e due coltelli. Quella che doveva essere una spedizione punitiva sfociò rapidamente in una colluttazione tra gli aggressori e gli ospiti della struttura.
Nel corso della lite, un giovane di 23 anni originario del Gambia rimase ferito al fianco, colpito da un secondo aggressore, un 50enne di Arezzo (quest’ultimo condannato a sei anni di reclusione). Determinanti per la ricostruzione della dinamica furono i video girati dagli stessi migranti con i propri telefoni cellulari, che permisero alla squadra anticrimine del Commissariato di Sulmona, allora guidata dal sostituto commissario Daniele LāErario, di incastrare i responsabili.
Dopo i tre gradi di giudizio, la condanna a 4 anni e 11 mesi per l’irruzione nel centro ĆØ diventata definitiva con il rigetto del ricorso in Cassazione. Questo verdetto, sommandosi a precedenti pene inflitte all’uomo, ha portato il computo totale a oltre cinque anni. Tuttavia, proprio la condizione di fragilitĆ legata alla dipendenza e i percorsi riabilitativi giĆ avviati hanno permesso alla difesa di ottenere la sospensione dell’ordine di carcerazione, puntando alla funzione rieducativa della pena fuori dalle sbarre.



