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SALUTO ROMANO E BANDIERA NAZISTA IN CLASSE, 60 GIORNI PER LE PERIZIE

Saluto romano e bandiera nazista in classe, 60 giorni per le perizie: doppio fronte tra Procura e scuola

Sessanta giorni per scandagliare telefoni, tablet e computer dei cinque studenti indagati e un’ulteriore settimana, sul fronte scolastico, per decidere eventuali sanzioni disciplinari. Si muove su un doppio binario – giudiziario e interno all’istituto – l’inchiesta sul saluto romano in classe e sul cosiddetto ā€œgiocoā€ della svastica che ha scosso il Liceo Vico.

Questa mattina il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, David Mancini, ha conferito l’incarico al perito Fabio Biasini, affidandogli sessanta giorni di tempo per analizzare i dispositivi elettronici dei cinque ragazzi, tutti tra i 16 e i 17 anni, iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale.

L’obiettivo ĆØ duplice: risalire all’origine della foto scattata durante l’assemblea di classe del 31 gennaio – in cui sedici studenti posano dietro una bandiera nazista portata da casa da un 17enne – e ricostruire la catena di condivisione del file, per accertarne l’effettiva diffusione e dunque la portata della presunta propaganda.

Secondo l’accusa, i cinque avrebbero promosso attivamente la cultura nazi-fascista: chi esponendo la bandiera, chi alzando il braccio nel saluto romano, chi realizzando il video poi circolato. La Procura vuole capire non solo come e quanto il materiale sia stato diffuso, ma anche se vi siano state eventuali influenze o istigazioni esterne.

La foto, infatti, sarebbe legata alla cosiddetta ā€œchallenge Broā€, una scommessa social che invita i partecipanti a portare oggetti tra loro scollegati per dar vita a una sorta di gara. Tra quegli oggetti sarebbe comparsa anche la bandiera nazista. Durante la perquisizione del 9 febbraio, eseguita dai carabinieri della compagnia di Sulmona nell’abitazione del 17enne, sarebbero stati rinvenuti ulteriori oggetti e simboli riconducibili all’epoca fascista.

ā€œMi rendo conto di aver fatto una vigliaccata. Ma dovevo farlo per rimanere nel gruppoā€, avrebbe dichiarato il minore al proprio legale e ai militari, una frase che fotografa il peso delle dinamiche di appartenenza e pressione tra coetanei.

Nei prossimi giorni i difensori – Giuseppe D’Angelo, Alberto Paolini, Mario Iacovone e Giovanni Mastrogiovanni – chiederanno l’interrogatorio dei propri assistiti per chiarire le rispettive posizioni.

Parallelamente procede il filone disciplinare che coinvolge l’intera classe. La dirigente scolastica, Caterina Fantauzzi, ha chiesto agli studenti di presentare memorie difensive. Entro una settimana verranno adottati eventuali provvedimenti. Tra le ipotesi c’è la sospensione, ma appare più probabile l’attivazione di attivitĆ  di comunitĆ , una sorta di ā€œlezione collettivaā€ prevista dal nuovo regolamento d’istituto.

Mentre la magistratura minorile approfondisce ogni aspetto tecnico e investigativo, la scuola si interroga su come trasformare un episodio grave in un momento di consapevolezza. Due percorsi distinti, ma destinati a incrociarsi sul terreno più delicato: quello della responsabilitĆ  e dell’educazione.

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