IL DILEMMA DEL GOVERNARE
di Massimo Di Paolo
Il mondo sta voltando pagina per l’ennesima volta. E resta difficile controllarne i cambiamenti, oggi più di ieri. Sarebbe tempo di voltarla anche noi a Sulmona, la pagina. Conviene a tutti di smetterla di mentirci, e confessarci per quello che stiamo diventando pur non dimenticando quello che potremmo essere. Da Sulmona il futuro prossimo, non si vede. La Mascherina d’Argento e i carri sul Corso un evento da conferenza stampa. Come dire, da emigranti della Little Italy, che hanno perso molto e hanno bisogno di rimpatriate di esistenza. Alla Bit di Milano evento per il turismo di levatura internazionale, tra anticipazioni roboanti e enfasi da manieristi, la Giostra, si la nostra Giostra Cavalleresca, è stata traslata di qualche anno indietro dal Risorgimento al Medioevo – alto o basso non ci è dato sapere- ma, per capirci, come scambiare il giorno per la notte. Una quisquiglia che capita anche ai professionisti che di Cultura e Turismo se ne intendono, senza badare che si può diventare facilmente profeti di sventura. Non è mica da questi particolari, direbbe De Gregori, che si giudica un giocatore. Certo, è vero, ma pur cercando di non essere retorici e accettando di vivere in provincia, si vorrebbe altro: si aspetta altro. Nel centenario di Piero Gobetti, ci viene in mente “Non è lecito essere apolitici quando si difendono le ragioni e i diritti fondamentali” di una Comunità e di un Territorio ci piace aggiungere, con molta riverenza. Eppure Sulmona sembra assopita, irreggimentata, la cittadinanza fa fatica a prendere posizione, a sottrarsi alla comoda illusione della neutralità. Qualcuno si sarà accorto che, da mesi, di pagine nuove ce n’è una soltanto, il silenzio e la soffusa presenza dei fatti politici e amministrativi. Manca totalmente quel bellissimo rumore del confronto, della lotta, del desiderio verso le cose da realizzare. Sembra iniziata la strategia politica del non aver capito. E però. Fare buon viso e cattivo gioco è una strategia che funziona quando si resta nella zona grigia delle parole. Non certo quando occorre amministrare e decidere, dove il silenzio rischia di diventare complicità. È arrivato il momento di abbattere quell’alone di diffidenza che ha avvolto la nuova Amministrazione sulmonese nel corso degli ultimi mesi per tornare a una rinnovata fiducia. Il ‘far finta di non aver capito’ era il consiglio che il Cardinale Giulio Mazzarino, nato a Pescina, principale Ministro dello Stato, suggeriva a Luigi XIV detto il Re sole. Sulmona aspetta con fiducia, con i popcorn in mano, con la speranza che qualcosa di forte e di concreto arriverà. Forse saranno gli eventi, l’ineluttabilità delle vicende a deciderlo. Troppe cose grosse lasciate nella nebbia: la questione dei ristori della Snam; le scelte sull’inceneritore e la destinazione territoriale; la tassa sulle grondaie, la questione lavoro, la legge sulla montagna; le palestre delle scuole, le biblioteche, il trasporto pubblico da valutare. Soprattutto, l’annosa questione della funzionalità della macchina amministrativa: l’efficienza delle Commissioni, possibilmente da rendere pubbliche e accessibili agli uditori; il lavoro della Giunta e degli Assessori; la riorganizzazione dei servizi, degli incarichi, dell’efficienza procedurale, della Centrale unica di committenza; della Segreteria Generale. L’abbattimento delle podestà che condizionano, per consuetudine, sportelli, sevizi e organizzazioni future. Combattere o convivere: le due strade per chi governa. Combattere i rituali, la stasi, la poca trasparenza, l’immobilismo e la mancanza di progettazione. Convivere con le incertezze, con le ‘usanze’ e i poteri taciti ed espliciti della politica. Né combattere né convivere fu la scelta del marchese Bernard René de Launay in un assolato mattino estivo. Il Governatore della Bastiglia, la prigione più famosa di Francia, si sarebbe potuto salvare o reprimendo la sommossa o aprendo fin da subito un dialogo con gli insorti per negoziare una soluzione. Furono fatali l’indecisione e la maldestra risposta. Il Marchese non poteva immaginare che prima del tramonto, la sua testa sfilasse, infilzata su una lancia, per le vie di Parigi.




Non si poteva immaginare una banda di politici e amministratori così impreparati e senza alcuna moralità.
Non abbiamo la stoffa o la voglia per una rivoluzione ma questi sono periodi strani e socialmente parlando, molto pericolosi.