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SEMIRE DAUTI CHIUDE 44ª NEL GIGANTE DI CORTINA: ORGOGLIO PER RIVISONDOLI

Nella giornata che ha consacrato Federica Brignone regina assoluta dello sci alpino, lo Slalom Gigante femminile di Milano Cortina 2026 ha regalato una pagina di sport purissimo anche per l’Abruzzo. Semire Dauti, la giovane promessa cresciuta tra le nevi di Rivisondoli, ha portato a termine la sua prova olimpica con una prestazione di grande carattere, conquistando il 44° posto finale.

​Una gestione tattica da veterana

​Partire con un pettorale alto (il 57) su una pista leggendaria ma spietata come quella di Cortina non è mai semplice. Nella prima manche, Semire ha sciato con intelligenza, evitando i rischi eccessivi che hanno causato numerose uscite eccellenti. Ha chiuso la frazione mattutina in 51ª posizione con il tempo di 1:10.95, garantendosi così il diritto di tornare al cancelletto per la seconda prova.

​La rimonta pomeridiana

​È nel pomeriggio, però, che la sciatrice legata allo Sci Club Aremogna ha mostrato il suo miglior profilo sportivo. Nonostante un tracciato ormai segnato dai passaggi delle migliori atlete al mondo, la Dauti ha saputo aggredire le porte con precisione, fermando il cronometro della seconda manche a 1:17.17.

​Questa solidità le ha permesso di scavalcare ben sette avversarie, chiudendo con un tempo totale di 2:28.12. Un risultato che, al di là del distacco dalla vetta (+14.62), rappresenta un traguardo tecnico notevole: finire una gara olimpica di questo livello, a soli 18 anni, è un segnale di maturità non comune.

​Il legame con il territorio

​Mentre il podio vedeva l’argento ex-aequo di Sara Hector e Thea Louise Stjernesund dietro l’inarrivabile Brignone, a Rivisondoli e in tutto l’Alto Sangro si festeggiava il traguardo di Semire. La sua prestazione odierna non è stata solo una partecipazione simbolica per l’Albania, ma una prova agonistica vera, costruita con anni di sacrifici sulle piste di casa.

​Per la Dauti, Cortina 2026 non è un punto d’arrivo, ma la conferma di poter stare stabilmente nel circuito che conta. La “ragazza di Rivisondoli” torna a casa con la consapevolezza di aver domato una delle piste più difficili del mondo nell’appuntamento più importante della carriera.

 

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