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REFERENDUM GIUSTIZIA: SULMONA DIVENTA LABORATORIO DI CONFRONTO SULLA RIFORMA NORDIO

Non capita spesso che un’aula consiliare si trasformi in una vera e propria accademia del diritto, capace però di parlare direttamente alla cittadinanza. È accaduto ieri a Palazzo San Francesco, dove il dibattito sulla separazione delle carriere dei magistrati ha richiamato un pubblico numeroso e attento, segnando una tappa fondamentale nel percorso di avvicinamento al prossimo referendum costituzionale.

L’incontro, dedicato alla riforma che ridisegna i connotati del CSM e introduce l’Alta Corte Disciplinare, ha evitato le secche della propaganda politica per puntare tutto sul rigore tecnico e la pluralità delle voci.

L’impegno del sindaco: “Informazione contro gli slogan”

A fare gli onori di casa e a tracciare la rotta della discussione è stato il sindaco Luca Tirabassi, intervenuto nella doppia veste di primo cittadino e presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati. Tirabassi ha rivendicato con forza la scelta di un approccio metodologico rigoroso:

“Da parte mia, ho inteso, in sede introduttiva, sgombrare il campo da tutto ciò che la riforma oggetto del voto non prevede, invitando a focalizzare l’attenzione sul contenuto effettivo delle norme in discussione”, ha dichiarato il sindaco a margine dell’evento.

Secondo Tirabassi, l’obiettivo primario era offrire agli elettori una bussola affidabile in un mare di tecnicismi: “La platea dei relatori, equamente distribuita tra sostenitori del sì e del no alla conferma della cosiddetta Legge Nordio approvata a fine ottobre dal Parlamento, ha offerto spunti di riflessione molto interessanti e variegati. Il fine è stato quello di garantire un’informazione pluralista e orientata in termini soprattutto tecnico-giuridici”.

Un parterre di esperti per i nodi della Riforma

Dopo i saluti istituzionali di Franco Di Rocco (presidente del consiglio comunale) ed Emanuele Lucchini (presidente del tribunale di Sulmona), il cuore del dibattito ha visto alternarsi magistrati e accademici di alto profilo.

Il confronto ha toccato i punti nevralgici della riforma:

  • Separazione delle funzioni: Il confine netto tra chi accusa (PM) e chi giudica.

  • Autogoverno: I nuovi criteri per la composizione del CSM.

  • Disciplina: Il ruolo di garanzia della nascente Alta Corte.

Tra i protagonisti del tavolo tecnico, il procuratore della Repubblica Luciano D’Angelo e il giudice Riccardo Ionta, insieme ai docenti universitari Fabrizio Politi, Guido Colaiacovo (anche presidente della Camera penale), Luca Di Majo e al delegato OCF Giovanni Tarquini.

La risposta della città

La massiccia partecipazione di avvocati (per i quali l’evento valeva come aggiornamento professionale) e di semplici cittadini conferma quanto il tema della giustizia sia sentito nel territorio peligno.

In chiusura, il sindaco Tirabassi ha espresso soddisfazione per la tenuta civile del confronto: “È stato un dibattito appassionato ed equilibrato. Restituire alla comunità un’occasione per comprendere la portata del referendum è un dovere delle istituzioni”.

L’incontro di ieri ha dimostrato che, anche sui temi più divisivi dell’architettura costituzionale, Sulmona sa essere sede di un dialogo alto, lontano dalle semplificazioni e dai “gridi” della politica nazionale.

2 commenti riguardo “REFERENDUM GIUSTIZIA: SULMONA DIVENTA LABORATORIO DI CONFRONTO SULLA RIFORMA NORDIO

  • Cittadino comune

    Un interessantissimo dibattito, forse un po’ troppo tecnico per i comuni mortali come me, ma che comunque ha sviscerato bene a cosa andremo incontro.
    Superlativo il procuratore della Repubblica Luciano D’Angelo che con esempi “terra, terra” è stato capace di spiegare le criticità della riforma che andremo a votare.
    E, sinceramente, mi chiedo come si possa votare una riforma che modifica ben 7 articolo della Costituzione lasciando poi alle leggi ordinarie di agire secondo ciò che conviene di più al governante di turno.
    Credo che nessun Referendum abbia mai proposto la modifica di ben 7 articoli della Costituzione senza che ci sia stato un coinvolgimento della minoranza e senza un giusto e sereno dibattito nel Parlamento italiano organo per eccellenza deputato proprio
    a questo tipo di attività.

    Risposta

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