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L’AQUILA CHE MUORE. AFFONDO DI PAOLO ROMANO CONTRO IL SINDACO BIONDI: “BASTA FARNETICAZIONI”

di Paolo Romano
L’AQUILA – C’è chi passa il tempo a raccontare una città che non esiste, dipingendo scenari risorgimentali, e chi lavora per ristabilire la verità e offrire soluzioni. La prima sarebbe MAGARI un nuovo piano del commercio.
I disfattisti di professione – come amano chiamarci Biondi e sodali – non siamo noi ma li conosciamo bene; li abbiamo visti all’opera quando incitavano a non pagare i canoni del progetto Case per poi mandare Equitalia in riscossione una volta al governo della città, quando sbeffeggiavano con i cartelli in mano una sanità rosea al confronto di quella attuale, quando difendevano i loro manager Asl nominati, confermati e oggi bacchettati dalla Corte dei Conti, quando passeggiavano fra le lapidi del cimitero per poi non tagliare neanche l’erba per anni, quando portavano i loro ministri tra i Musp e promettevano scuole ricostruite in un baleno, quando blateravano di non volere il com’era dov’era ma l’unico cambiamento che hanno saputo apportare in città è una spianata di pietra bianca, una pensilina modello Tiburtina e un ponte a tela di Penelope con uno strallo pescarese.
Ma torniamo al Centro Storico e ai suoi numeri:
✅ Secondo Biondi i residenti in centro storico sono in crescita costante: passano dai 5.903 del 2017 ai 6.784 attuali. Cioè in 7 anni c’è stato un incremento del 15% nonostante nel 2017 la città fosse un tripudio di cantieri avviati ma con solo l’asse centrale di fatto quasi terminato.
✅ Commercio: altro che desertificazione. DISTRUZIONE. Dal 2022 – secondo Biondi – hanno aperto 313 attività contro 103 cessazioni. Il saldo è nettamente positivo anche nel 2025 (+26). Ma il sindaco non ha differenziato i dati forniti tra le attività commerciali e la caterva di utenze TARI che comprendono anche:
Le strutture alberghiere;
Le strutture extra alberghiere [B&B, case vacanze, affittacamere o locazioni turistiche];
gli studi professionali; i parrucchieri, barbieri, banche, musei, luoghi di culto, continuo?
Se il dato diffuso è quello delle utenze non domestiche senza effettuare differenziazioni, si tratta di un dato drogato che nulla ha a che vedere con il commercio cittadino. Ma sarà mia cura effettuare un accesso agli atti per darvene contezza con la precisione che merita, non con la propaganda.
✅ Formazione: Biondi si fregia della presenza di Univaq e GSSI (la prima a lungo osteggiata, il secondo voluto fortemente dalla precedente amministrazione) e poi:
del Conservatorio, dell’Accademia, della scuola Ispettori e Sovrintendenti della GdF tutti – dice il primo cittadino – col segno più nelle iscrizioni. Ma perché cita istituzioni non presenti in centro storico?
✅ Molti degli uffici pubblici secondo Biondi sono tornati in centro: centinaia di dipendenti della pubblica amministrazione lavorano (e consumano) di nuovo dentro le mura ogni giorno. Anche gli operai della ricostruzione lo fanno, ma cosa avrebbe a che vedere con le serrande abbassate del commercio che non sia il food & beverage? E se pure fosse un bene che molti uffici pubblici siano tornati in centro (senza parcheggi nè servizi) mi chiedo ancora una volta perché lui abbia voluto acquistare da privati e per ben 5 milioni di euro un edificio a Villa Gioia e al contempo non abbia utilizzato i 35 milioni di euro Cipe della precedente amministrazione per realizzare la sede all’ex autoparco a un tiro di schioppo da quell’immobile.
E poi – dulcis in fundo – Biondi ci accusa di aver votato nel 2022 contro il cambio di destinazione d’uso di un palazzo su Corso Federico II: 1.200 mq che sono passati da direzionale a residenziale e che si sono aggiunti ai 1.700 mq di residenziale già presente: ci siamo opposti alla creazione di nuovi appartamenti e lo rifarei ancora. Qualcuno davvero crede che in centro storico ci sia fame di ALTRI immobili residenziali? O i proprietari di immobili non sanno più a che santo votarsi per vendere? Il primo cittadino sa che ci sono immobili venduti a meno del prezzo della ricostruzione pagata dagli italiani?

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