L’AQUILA CHE MUORE. AFFONDO DI PAOLO ROMANO CONTRO IL SINDACO BIONDI: “BASTA FARNETICAZIONI”
di Paolo Romano
L’AQUILA – C’è chi passa il tempo a raccontare una città che non esiste, dipingendo scenari risorgimentali, e chi lavora per ristabilire la verità e offrire soluzioni. La prima sarebbe MAGARI un nuovo piano del commercio.
I disfattisti di professione – come amano chiamarci Biondi e sodali – non siamo noi ma li conosciamo bene; li abbiamo visti all’opera quando incitavano a non pagare i canoni del progetto Case per poi mandare Equitalia in riscossione una volta al governo della città, quando sbeffeggiavano con i cartelli in mano una sanità rosea al confronto di quella attuale, quando difendevano i loro manager Asl nominati, confermati e oggi bacchettati dalla Corte dei Conti, quando passeggiavano fra le lapidi del cimitero per poi non tagliare neanche l’erba per anni, quando portavano i loro ministri tra i Musp e promettevano scuole ricostruite in un baleno, quando blateravano di non volere il com’era dov’era ma l’unico cambiamento che hanno saputo apportare in città è una spianata di pietra bianca, una pensilina modello Tiburtina e un ponte a tela di Penelope con uno strallo pescarese.
Ma torniamo al Centro Storico e ai suoi numeri:
Le strutture alberghiere;
Le strutture extra alberghiere [B&B, case vacanze, affittacamere o locazioni turistiche];
gli studi professionali; i parrucchieri, barbieri, banche, musei, luoghi di culto, continuo?
Se il dato diffuso è quello delle utenze non domestiche senza effettuare differenziazioni, si tratta di un dato drogato che nulla ha a che vedere con il commercio cittadino. Ma sarà mia cura effettuare un accesso agli atti per darvene contezza con la precisione che merita, non con la propaganda.
del Conservatorio, dell’Accademia, della scuola Ispettori e Sovrintendenti della GdF tutti – dice il primo cittadino – col segno più nelle iscrizioni. Ma perché cita istituzioni non presenti in centro storico?
E poi – dulcis in fundo – Biondi ci accusa di aver votato nel 2022 contro il cambio di destinazione d’uso di un palazzo su Corso Federico II: 1.200 mq che sono passati da direzionale a residenziale e che si sono aggiunti ai 1.700 mq di residenziale già presente: ci siamo opposti alla creazione di nuovi appartamenti e lo rifarei ancora. Qualcuno davvero crede che in centro storico ci sia fame di ALTRI immobili residenziali? O i proprietari di immobili non sanno più a che santo votarsi per vendere? Il primo cittadino sa che ci sono immobili venduti a meno del prezzo della ricostruzione pagata dagli italiani?




