MORTE DEL SUB ORIGINARIO DI VILLALAGO: INDAGATA ANCHE LA DOTTORESSA CHE DIEDE L’IDONEITÀ
Il dolore della comunità di Villalago per la perdita di Ugo Coppola, il sub 54enne ritrovato senza vita lo scorso ottobre, torna a farsi vivo di fronte ai nuovi, inquietanti sviluppi dell’inchiesta sulla sua morte. C’è infatti un quarto nome nel registro degli indagati: si tratta di una dottoressa romana di 41 anni, specialista in medicina subacquea e iperbarica.
L’accusa, a vario titolo per lei e per gli altri tre indagati (i vertici del club riminese Dive Planet), è pesantissima: omicidio colposo e omissione di soccorso.
Il nodo dell’idoneità medica
La svolta nelle indagini, coordinate dal PM Silvia Ziniti, è arrivata con il deposito della perizia medico-legale. Secondo l’anatomopatologa Giovanna Del Balzo, Coppola sarebbe stato colto da un arresto cardiaco quasi subito, intorno alle 10:30, nelle prime fasi dell’immersione verso il relitto del Paguro.
Il cuore dell’uomo, che portava un pacemaker, non avrebbe retto allo sforzo. Il coinvolgimento della dottoressa nasce proprio qui: gli inquirenti vogliono capire come il 54enne abbia potuto ottenere le certificazioni di idoneità e i brevetti necessari per un’escursione così impegnativa nonostante il quadro clinico preesistente.
Un “buco” temporale da chiarire
Oltre al profilo sanitario, la Procura sta scavando sulle procedure di sicurezza seguite quel 13 agosto al largo di Porto Corsini. I punti oscuri sono molteplici:
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Le responsabilità: Chi doveva vigilare sul rispetto dei protocolli durante l’immersione?
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I tempi del soccorso: È stato disposto un accertamento tecnico irripetibile sui dispositivi informatici e sul computer subacqueo di Coppola. L’obiettivo è cronometrare ogni istante di quella mattina per capire quanto tempo sia passato tra il malore sott’acqua e l’effettiva chiamata d’allarme alla Capitaneria di Porto.
Il mistero restituito dal mare
La vicenda di Ugo Coppola resta segnata da una drammatica attesa. Dopo la scomparsa ad agosto, il suo corpo e l’attrezzatura sono rimasti in balia delle correnti per quasi due mesi, prima di essere restituiti dal mare sulla spiaggia di Ponte Sasso di Fano il 2 ottobre. Proprio la lunga permanenza in acqua rende le analisi tecniche sui dati telematici particolarmente complesse, ma fondamentali per dare risposte definitive alla famiglia e alla comunità di Villalago, che attende ancora di conoscere la verità su quella tragica domenica d’estate.



