SULMONA, IL MONITO DEL NIPOTE DI GILBERTO MALVESTUTO: “LA RESISTENZA OGGI SI FA TRA I BANCHI”
C’è un filo invisibile che lega le montagne d’Abruzzo, le strade liberate di Bologna e un’aula del Liceo “Vico” di Sulmona. Un filo che oggi appare pericolosamente sfilacciato. Il recente episodio di apologia del fascismo avvenuto nell’istituto peligno — dove cinque studenti hanno introdotto simboli nazifascisti per una sfida social — non è solo un caso di cronaca scolastica, ma rappresenta, per chi quella storia l’ha vissuta sulla pelle, il rischio di un fallimento educativo profondo.
Il peso di un’eredità
A sollevare una riflessione che va oltre la sanzione disciplinare è Daniele Di Mascio, nipote di Gilberto Malvestuto, l’eroico ufficiale della Brigata Maiella scomparso nel 2023 a 102 anni. Dall’America, dove risiede per motivi professionali, Di Mascio osserva con amarezza come gesti e simboli legati a un passato oscuro siano riemersi proprio nel luogo dove si dovrebbe costruire la coscienza critica del Paese.
Secondo Di Mascio, la comparsa di simili ideologie nelle scuole chiama l’intera comunità a un esame di coscienza. Il cuore della questione non è il gesto goliardico in sé, ma la direzione culturale delle nuove generazioni: è tra i banchi, infatti, che l’eredità morale della Resistenza trova la sua linfa o, al contrario, la sua fine.
Oltre la memoria rituale
Il ricordo di Malvestuto, che nel 1945 entrò per primo a Bologna liberata, non è quello di un uomo che amava le armi. Al contrario, il partigiano sulmonese scelse il fucile solo come estrema ratio, dedicando il resto della sua lunga esistenza alla convinzione che la democrazia non si difenda con le celebrazioni ufficiali, ma attraverso la formazione dei giovani.
Per Di Mascio, il nonno vedeva negli studenti non dei semplici spettatori, ma i veri custodi della storia. Malvestuto entrava nelle scuole con entusiasmo proprio perché convinto che la libertà non fosse un bene acquisito una volta per sempre, ma una conquista da rinnovare quotidianamente imparando a riconoscere l’ingiustizia e i linguaggi dell’odio.
La scuola come presidio di libertà
Il messaggio che emerge da questa vicenda è un richiamo alla funzione civile dell’insegnamento. La Resistenza moderna, oggi, non si combatte più in montagna, ma si esercita ogni volta che un docente stimola un ragazzo a verificare le fonti, a rispettare le diversità e a trasformare l’errore in consapevolezza.
La speranza di Di Mascio è che l’episodio del Liceo Vico non venga archiviato come una bravata, ma diventi l’occasione per ribadire che i diritti di cui godiamo oggi sono il frutto di sacrifici umani reali e che la loro tutela passa necessariamente per la capacità di pensare con la propria testa.
Chi era Gilberto Malvestuto
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Il valore militare: Sottotenente della Brigata Maiella, guidò la liberazione di Bologna all’alba del 21 aprile 1945.
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L’impegno civile: Fu presidente dell’Istituto abruzzese per la storia della Resistenza dal 1989 al 1993.
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Il riconoscimento: Nel 2021 ha ricevuto il Sigillo di Re Ladislao, la più alta onorificenza della città di Sulmona.



