di Antonello Fiore*

L’AQUILA – Dopo l’ennesimo fine settimana caratterizzato da numerosi incidenti in alta montagna innevata, con distacco naturale o provocato di numerose valanghe di magnitudo più o meno significativa e purtroppo con ben cinque vittime, occorre necessariamente richiamare alcuni numeri ma soprattutto riproporre appelli fondamentali per la frequentazione degli ambienti innevati. A dire il vero, se si allarga il range temporale ā€œshortā€ ad appena otto giorni, le vittime salgono inesorabilmente e drammaticamente ad undici, esattamente il valore osservato nelle recenti stagioni invernali 2023-2024 e 2024-25. Ma andiamo per ordine. Dagli anno ā€˜80 ad oggi, l’Italia ha registrato una media storica di circa 20 decessi per stagione causati da episodi valanghivi; più in particolare. Il totale complessivo delle vittime registrate tra le stagioni invernali -1984 e quella 2024- 2025 ĆØ di 844 decessi. La media delle vittime nell’intero arco alpino ĆØ di circa 100 persone l’anno, con l’Italia che rappresenta mediamente il 20% del totale. Occorre altresƬ rammentare che purtroppo nel territorio italiano una buona parte delle vittime, ed in particolare l’evento più gravoso da questo punto di vista si ĆØ verificato sulla catena appenninica, a causa dell’evento di Rigopiano che provocò ben 29 vittime, su un totale stagionale nazionale di 49. Sebbene il numero di incidenti segnalati sia aumentato nel tempo grazie a un monitoraggio più capillare, il numero di vittime ĆØ rimasto relativamente stabile grazie ai progressi nella prevenzione e nei materiali di autosoccorso. Negli ultimi anni la media annuale dell’intero arco alpino ĆØ scesa da 96 (periodo 1991-2020) a circa 76 decessi. Tutto ciò senza che vi sia una relazione scientificamente comprovata o statisticamente valida tra ā€œinnevamentoā€ s.l. e fenomenologie specifiche.

*Presidente Nazionale della SocietĆ  Italiana di Geologia Ambientale )