I LUOGHI DEL CUORE: UN FUTURO PER IL CENTRO STORICO DI SULMONA
di Massimo Di Paolo
Noi sulmonesi, almeno la gran parte, vivendo la nostra Città, siamo immersi in continue oscillazioni emotive tra le spinte del cuore e quelle della ragione. Capiamo che da tempo, a Sulmona, comincia a mancare anche il minimo sindacale per la cura urbana e lo sviluppo, e che sia doveroso tornare alla partecipazione attiva uscendo definitivamente da quel ‘torpore civico’ che taglia di netto la gestione della città dai bisogni dei cittadini. Alcuni ‘aggregati’, votati alla tutela di posizioni e di privilegi, e chi accampa diritti di difesa per ruoli e funzioni, etichettano come detrattori, chi mette in evidenza degrado e disfunzioni di una Città sofferente. Spesso la critica fa male: soprattutto quando coglie nel segno la retorica dei campanili e il perbenismo bigotto. Al di là di ogni cosa, i sulmonesi non si dividono in buoni e cattivi ma certamente, i problemi mai risolti della Città, rendono le buone emozioni, briciole. Degrado e pregiudizio. Potrebbe essere il titolo di un film, invece è la situazione attuale del Centro storico di Sulmona. Luoghi in trasformazione: verso il decadimento. I preziosi luoghi antichi; le ombre per il passeggio di un turismo raffinato; le piccole agorà che si aprono improvvisamente; I triangoli urbani che accolgono il Teatro Caniglia, lo Spazio Ovidio , il palazzo della Comunità Montana, il Cinema centrale, la sala Azzurra; i vicoli su cui si adagiano la S.S. Annunziata, Il Liceo Classico; le Porte antiche della Città: aggrediti dall’ incuria e dal cattivo uso. Ormai sempre più contenitori di comportamenti aggressivi, violenti, con deperimento e abuso del bene comune. Crogioli di disprezzo verso i valori storici della nostra Comunità. Il Centro storico è sotto attacco e le parti più nascoste lo sono ancora di più. Da lungo tempo si fa finta di non vedere o si cerca di banalizzare: si resta in attesa dell’evento grave che sveglierà le coscienze come spesso accade. Il crimine, la violenza, le brutte condotte, il rumore, la sporcizia, attecchiscono con più facilità nei luoghi antichi, nascosti o protetti come la muffa fa con l’umido. E non è opportuno trovare giustificazione o il capro espiatorio, cadendo nello stereotipo etnico dei giovani immigrati. Gli ambienti più antichi e nascosti di Sulmona stanno diventando ricettacolo e fonte di degrado. Chi osserva attentamente capisce bene che anche le parti più visibili come Corso Ovidio, Piazza Maggiore e gli altri antichi agglomerati storici, stanno reagendo come strutture organiche. Quando si lascia marcisce un pezzo, quello limitrofo si guasta. Il paradosso è che gli ambienti che danno identità culturale e consuetudini a Sulmona nostra, si vanno trasformando in non-luoghi, svuotati da un sistema relazionale, di vicinato, cooperativo: di cura, di uso, di attenzione e vigilanza. Vicoli dismessi usati come toilette, residui da fast food, tappeti di cicche, sesso rapace, spaccio, alcool e violenza.

Turisti con trolley sollevati da terra nella gincana tra le eiezioni canine; laterali degli ingressi di edifici storici, palazzi e chiese in uso come orinatoi abituali per gli amici a quattrozampe. È evidente che il mancato intervento e il disinteresse, da anni in atto, sta innescando ulteriori fonti di vandalismo e insicurezza nel Centro antico di Sulmona. Nel 1982, due sociologi, James Wilson e George Kelling formularono una nota teoria in ambito sociale “La teoria della finestra rotta” che sostiene come, segni di degrado urbano e inciviltà – rifiuti, abbandoni, finestre rotte non riparate- facilitano e sollecitano comportamenti antisociali e crimini più gravi. L’incuria, innesca una convinzione e un atteggiamento psicologico che agisce da segnale riducendo i freni inibitori verso gli atti vandalici e le condotte criminali. Per essere semplici, ‘nessuno se ne frega’, ‘nessuno controlla’, ‘questa è terra di nessuno’: posso fare quello che mi pare.

La teoria della “Finestra rotta” ha ispirato molte delle politiche di sicurezza urbana, nella certezza che la manutenzione tempestiva e il decoro urbano, sono fondamentali per prevenire il degrado sociale. Se lasciamo un pezzo del Centro storico rotto o abbandonato, presto qualcuno ne abuserà ancora e ne romperà dell’altro. Alcuni parti di Sulmona sono diventati recinti di ‘collusione malavitosa’ che andrebbero trattati come le parti più fragili e sensibili della città e della convivenza urbana. Andrebbero ripuliti, abbelliti, arredati, usati, curati con la partecipazione e la responsabilità di tutti.
E che non ci siano caste o commerci da proteggere. In attesa che inizino di nuovo le notti di mezza estate, c’è Sulmona da governare, correggere e far evolvere curandone l’anima antica e orientandone l’uso, i costumi e il senso civico. È utile, urgente e indispensabile farlo in questi tempi di rassegnazione, di messa in discussione delle rappresentanze politiche, di astensione e resa di quell’elettorato che inizia a non sentire più il senso di partecipazione per la Comunità.




Scrivere poesie non risolve niente.
Bisogna smuovere amministratori e politici spenti e inutili.
Tutti dovrebbero giustificare la paga e i risultati, ma la vedo dura !!
Spettacolare !
Il problema è racchiuso nel quando si passerà dalla TEORIA DELL’ABBANDONO AI FATTI.
Una teoria che tale non è, e per la quale non serve essere sociologi, ma è bastevole il buon senso dell’educazione civica che negli ultimi tempi è stata e temo, volutamente cancellata.