CAPITALE DELLA CULTURA. COLLEGAMENTI E VOCI SBAGLIATE NELL’ANALISI DELL’ARTISTA MARTINA ANGE
Ho sempre creduto fermamente che allāAquila mancasse una vera rete di trasporto; cāĆØ carenza di linee ben collegate tra loro. Autobus limitati per le cittĆ limitrofe e per Roma. Treni che arrancano tra i piccoli paesi. E i famosi passaggi a livello con il semaforo che ogni volta mi tiene ferma, bloccata quindici minuti a immergermi nei miei pensieri. Gli aerei? Esistono davvero? Sembrano unicorni.
LāAquila ĆØ questa: una conca circondata da montagne. A volte si ha la sensazione che vogliano proteggerci, altre invece ĆØ il contrario: ci sentiamo estranei, isolati dal resto del mondo.
Quando faccio notare la mancanza di collegamenti, mi rispondono: “Siamo circondati dalle montagne”. Oppure: “Figurati, qua neanche un aereo per Londra potresti prendere”. Eppure ĆØ il capoluogo. Eppure ĆØ la Capitale della Cultura.
Ma la cosa più dura da digerire ĆØ che il problema non ĆØ il mezzo, ma la voce. Anzi, sono le tante voci sbagliate che comunicano al di lĆ dei mezzi, alla velocitĆ della luce. Una parola di troppo che, in meno di due minuti, ha giĆ fatto il giro dellāintero quartiere. Un racconto distorto giĆ caduto in mani altrettanto sbagliate. Una versione della storia che viene cambiata ripetutamente, fino a chiedersi: qual ĆØ quella reale?
SƬ, allāAquila mancano i mezzi di trasporto, ma soprattutto dovremmo imparare di nuovo a utilizzare quelli di comunicazione.
Con affetto,
*FotografaĀ




