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CAPITALE DELLA CULTURA. VALTER DI CARLO: LA CITTA’ CHE HA DIMENTICATO SATURNINO GATTI E NATALINO MARIANI

di Valter Di Carlo*
L’AQUILA – Questi scritti ad alcuni potranno sembrare paradossali perchĆ© parlare di un artista delle arti figurative come Saturnino Gatti e poi citare, subito dopo, unĀ  insegnante di educazione fisica sembra improponibile, invece per me ĆØ possibile.
Mi addolora, con un dolore lento e ostinato, constatare che ancora oggi, a diciassette anni dal terremoto, quando l’emergenza dovrebbe essere solo memoria, non siamo stati capaci di interrogarci davvero sugli esempi autentici di cultura che ci hanno preceduti.
Quegli esempi che, in altri tempi, seppero generare umanesimo, e non il disumanesimo dei consumi. L’umanesimo di cui oggi voglio parlare ĆØ rinascimentale.
Nacque all’Aquila nello stesso respiro del Rinascimento italiano, alimentato da un movimento di artisti che, dopo il terremoto del 1461, seppero trasformare la ferita in rinascita, restituendo valore non solo all’arte, ma all’uomo.
I soggetti dipinti e scolpiti erano martiri: corpi offerti come denuncia silenziosa dell’arrivismo mondano, di quei poteri costruiti per un’élite scaltra e autoreferenziale, contrapposta all’umiltĆ  degli ultimi.
Eppure, in quella visione cristiana profonda, l’élite non veniva demonizzata: il Messia non condanna chi possiede forza o sapere, ma chi non li mette autenticamente al servizio degli scartati e no alla propaganda dei partiti.
Quel movimento artistico ĆØ ancora oggi il fiore all’occhiello della cultura aquilana: vive nelle chiese, nei palazzi antichi, nella pietra che parla.
Vive anche perchĆ© il Museo Nazionale d’Abruzzo ĆØ promosso, in gran parte, grazie alle opere nate da quella stagione culturale.
Silvestro dell’Aquila, Saturnino Gatti, tra i primi, non produssero illusioni effimere, nĆ© bolle di sapone destinate a svanire nell’eco di un anno ma una scuola rinascimentale con altri e con la cittĆ .
Essi adorneranno la cultura di sostanza, non di artificio.
Oggi servirebbero valorizzazioni vere, movimenti locali ispirati a quell’esempio.
E uno dei pochi luoghi che ha lasciato segni concreti di umanesimo ĆØ il Centro della Mensa Celestiniana, dove Padre Quirino e Pierino Giorgi hanno accolto, per anni, scartati e artisti, generando forse l’unico movimento autentico di cultura extra-sportiva di questa cittĆ .
Mi domando allora: dov’è oggi la rinascita, oltre questo?
Dov’è, nonostante una cittĆ  che ha gestito miliardi di euro, risorse che in passato non avevamo mai conosciuto?
Eppure possediamo anche storie più recenti di cultura sportiva autentica, come quella del rugby: storie salvate solo dal valore di pochi, non certo da programmi amministrativi di oggi ma da quelli di allora che attualmente alla luce contemporanea risplendono più che mai.
Se ā€œfare culturaā€ significa costruire uno o due campi da rugby in diciassette anni, c’è ben poco di cui vantarsi come capitale della cultura.
La cultura non ĆØ una bolla di sapone fatta di milioni sparati nel vento, per effetti illusionistici di realtĆ  virtuali, di destra o di sinistra.
La cultura non è orgoglio di partito, né assistenzialismo per restare a galla.
La cultura ĆØ valorizzazione di privati che hanno doni, che generano impresa, sostengono l’apprendista, e gli ultimi e non per clientelismo ma devono essere seguiti ogni giorno dalle amministrazioni, affinchĆ©, attraverso stati di avanzamento reali, svolgano i loro doveri, rispettando anche le leggi sulla sponsorizzazione dell’arte.
In Italia, e anche all’Aquila, siamo sotto scacco di ideologie cromatiche: un colore contro l’altro.
Ma la cultura non ĆØ ideologia.
La cultura ĆØ creazione di movimenti, non di schieramenti.
Alcuni anni fa, restando nel rugby, un movimento vero ĆØ esistito.
Fu alimentato da una grande figura della cultura al servizio dei giovani: Natalino Mariani, sostenuto da altri volontari e attivisti silenziosi.
Mariani ĆØ uno dei tanti nomi e non ne cito altri per non dilungarmi.
Ma il suo amore era artigianale, costruito con l’olio di gomito, con l’autenticitĆ  di chi fa del reclutamento e della valorizzazione dei giovani una missione di vita: a scuola, da insegnante; nel doposcuola, da volontario.
Aveva un senso sociale autentico, l’esatto contrario delle correnti politiche contemporanee che, pur di apparire e restare a galla, mistificano la realtĆ  più trascendenti.
*Scultore

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