PASSO POSSIBILE: “L’AQUILA DESERTA E’ RISULTATO DI SCELTE POLITICHE”
L’AQUILA – āCentro storico dellāAquila: non ĆØ un deserto naturale, ĆØ il risultato di scelte politicheā. Nel dibattito di questi giorni sul centro storico dellāAquila si stanno confrontando due narrazioni opposte e ugualmente insufficienti: da un lato chi grida al collasso, dallāaltro una maggioranza che risponde brandendo numeri come fossero una assoluzione politica.
āLa veritĆ , come spesso accade, ĆØ più scomodaā. Intervengono i Consiglieri comunali de āil Passo Possibileā Emanuela Iorio, Elia Serpetti e Massimo Scimia con Americo Di Benedetto e il Presidente Fabrizio Ciccarelli. Il centro non ĆØ vuoto per destino nĆ© per disaffezione spontanea dei cittadini: ĆØ vuoto perchĆ©, a quasi diciassette anni dal sisma, manca ancora una vera strategia pubblica di ricostruzione urbana e sociale.
I dati diffusi dalla maggioranza parlano di un aumento dei residenti e di un saldo positivo tra aperture
e chiusure, ma una cittĆ non vive di percentuali isolate: vive di qualitĆ della vita, di servizi quotidiani,
di condizioni che rendano possibile abitare, lavorare e investire stabilmente nel centro storico.
Oggi questo non accade.
Anche accettando i numeri ufficiali, resta un fatto politico evidente: il centro storico dellāAquila non ĆØ
ancora un luogo attrattivo per la residenza stabile, in particolare per famiglie, lavoratori e piccoli
imprenditori. Non lo è perché mancano gli elementi strutturali che rendono una città vivibile ogni
giorno, non solo attraversabile.
Il nodo delle scuole ĆØ emblematico. Nel centro storico non esiste un sistema scolastico pubblico
completo: nĆ© infanzia, nĆ© primaria, nĆ© secondaria di primo grado. Ć unāassenza enorme, che nessun
evento culturale può compensare. Senza scuole non tornano le famiglie, senza famiglie non cāĆØ
domanda stabile, senza domanda stabile il commercio di prossimitĆ resta fragile.
Lo stesso vale per i servizi pubblici, per lāaccessibilitĆ , per il trasporto, per la gestione degli spazi
pubblici e per il tema ā rimosso ma centrale ā degli affitti commerciali, che continuano a espellere le
attività più deboli a favore di usi temporanei o esclusivamente turistici.
Il commercio non si sostiene solo āportando genteā con gli eventi. Gli eventi possono aiutare, ma non
sostituiscono la quotidianitĆ . UnāattivitĆ economica ha bisogno di flussi prevedibili, di residenti, di
studenti, di lavoratori che vivano il centro al mattino, nel pomeriggio, nei giorni feriali. Senza questa
base, ogni apertura resta esposta e ogni chiusura viene liquidata come āfisiologicaā, cosƬ come
accade in ambito nazionale. Ma in ambito nazionale qualche amministrazione locale ha il coraggio di
prenderne atto e di agire, perché contrastare il declino urbano è una responsabilità collettiva. Sarebbe
comunque auspicabile un'agenda urbana nazionale con una regia stabile e risorse pluriennali.
Come Il Passo Possibile non crediamo nƩ alla narrazione catastrofista nƩ a quella trionfalistica.
Crediamo che il centro storico sia una grande occasione ancora incompiuta e che serva finalmente
una visione politica integrata, che tenga insieme residenza, commercio e spazio pubblico.
A livello comunale alcune scelte sono non più rinviabili: occorre riportare almeno un ciclo scolastico
completo (pubblico) nel centro storico, incentivare la residenzialitĆ stabile, sostenere il commercio di
prossimitĆ con politiche su accessibilitĆ e programmazione degli eventi, occorre un confronto reale sui
canoni con programmi pluriennali che mettano insieme patti locali per la riattivazione di locali sfitti
con canoni calmierati, incentivi coordinati tra pubblico e privato, logistica urbana sostenibile, welfare
territoriale, ĆØ necessario governare lāequilibrio tra grande distribuzione, turismo e tessuto
commerciale locale, così come lo è investire su spazi di socialità e servizi, non solo su immagine e
comunicazione anche attraverso partenariati con il mondo immobiliare per integrare, nei progetti di
rigenerazione, spazi per i servizi di quartiere.
Si tratta di un'agenda ambiziosa, ma necessaria. Il centro storico dellāAquila non ha bisogno di essere difeso a parole nĆ© descritto come un fallimento
irreversibile. Ha bisogno di scelte politiche coraggiose, che vadano oltre la propaganda e oltre
lāemergenza mediatica.
I numeri possono raccontare una parte della storia. La politica ha il dovere di occuparsi del resto:
della cittĆ reale, vissuta o non vissuta ogni giorno. Su questo terreno, come opposizione,
continueremo a incalzare la maggioranza.




I presenti politici non sanno cosa fare o come, ma gli amministratori potrebbero impostare nuove strategie ormai inevitabili.
Ci vuole buona volontĆ e buon senso, ma con questi balordi che comandano non si potra’ fare tanto.
E direi che ahimĆØ la piazza vada completamente rifatta o scoraggerĆ qualsiasi iniziativa di ripresa: un piazzalone asettico non ĆØ degno di una cittĆ storica