IL SINDACO DI SULMONA CI DICA SI O NO…
di Luigi Liberatore
Abbiamo saputo che a Sulmona si è costituito il fronte del “SÌ” in ordine al Referendum di primavera sulla riforma delle carriere dei magistrati. Il costituito comitato annovera fior di sostenitori ad un SÌ che ha portato a sostegno delle tesi un grande giurista, accademico, avvocato nonché ex ministro di Grazia e Giustizia: Giuliano Vassalli. Come se tale apporto di un esponente storico del socialismo moderno potesse collocare una pietra tombale sulle aspirazioni contrarie alla separazione delle carriere dei magistrati. Bene. Per la quantità e per la qualità del mio apporto (residuale) rispetto alla problematica, faccio più di un passo indietro senza tuttavia retrocedere nei riguardi di un paio di riflessioni che mi sembrano utili proporre non prima di esprimere un bel NO al quesito referendario: È un NO alla pretesa di assoggettare al potere politico la magistratura. E chi scrive, più volte condannato per ragioni giornalistiche, non ne avrebbe proprio voglia. Fuor dagli schemi, però, devo chiedere al sindaco di Sulmona, al quale non piace di essere scovato, di dirci come rispondere al quesito referendario, ovvero di accompagnarci verso una scelta da primo cittadino e da addetto alla materia, senza pretendere coercizioni. Solo per sapere come la pensi, giusto per opporre, semmai, ragioni ai sostenitori del SÌ. Al comitato sulmonese che ha portato a suffragio del SÌ le tesi dell’ex Guardasigilli, Vassalli, mi va di ricordare come in un grande processo, quello denominato “Bebawi”, nel quale due coniugi erano accusati di aver assassinato il noto play boy Faruk Chourbagi, gli autori riuscirono a farla franca proprio grazie alle astuzie processuali di uno dei loro difensori, Giuliano Vassalli appunto, che facendoli accusare reciprocamente ottenne la loro assoluzione in prima istanza. Voglio dire che uno che ha giocato in gioventù col codice e rubato la buona fede dei giudici non può essere eletto, post mortem, a difensore della vivente magistratura. Caro sindaco Tirabassi, un SÌ o NO è necessario. Soprattutto perché dire NO ci dà l’idea della libertà, nonostante Vassalli…




Con tutto il buon senso che ha dirà NI !!!!!!
Ognuno vota come gli pare. Te lo deve dire il sindaco cosa fare ? Speri dica no per spalargli m…
Un sindaco (di tutti) non dice né sì né no, art. 48 della costituzione a parte.
Il polico orienta.
chiarendo: “Il sindaco può fare campagna elettorale per il referendum come esponente politico, ma non come rappresentante di tutti i cittadini all’interno degli atti ufficiali del Comune.” (AI )