TASSA SULLE GRONDAIE: IL SILENZIO ASSORDANTE DEI SINDACATI AGRICOLI
Mentre i sindaci peligni firmano delibere di guerra e i cittadini si organizzano in comitati, il silenzio delle sigle del comparto agricolo diventa assordante. Una prudenza che sa di imbarazzo: possibile che chi dovrebbe tutelare le imprese del territorio non abbia nulla da dire su un balzello che pesa su bilanci giĆ fragili?
Nella Valle Peligna la rivolta contro la “tassa sulle grondaie” e il rincaro dei canoni irrigui ĆØ ormai totale. Ć un tutti contro tutti: dieci sindaci pronti al ricorso legale, forze politiche di ogni colore che gridano allo scandalo, comitati civici che affilano le armi del contenzioso. In questo scenario di mobilitazione permanente, però, salta all’occhio una sedia vuota. Anzi, più di una. Sono quelle dei sindacati agricoli e delle associazioni di categoria del comparto.
Ć un silenzio che solleva più di un interrogativo. Come ĆØ possibile che le sigle che rappresentano il cuore pulsante dellāeconomia rurale del territorio ā le stesse che solitamente sono in prima linea contro ogni aumento dei costi di produzione ā siano rimaste spettatrici mute di fronte al ripristino della contribuzione consortile e, soprattutto, davanti all’aumento generalizzato del 10% dei canoni irrigui?
Mentre i cittadini si chiedono perchĆ© debbano pagare per un beneficio che spesso non vedono, e i sindaci denunciano una gestione “unilaterale” del Consorzio di bonifica, i palazzi dei sindacati agricoli sembrano essersi trasformati in eremi di meditazione. Forse che la sostenibilitĆ economica dellāente consortile sta più a cuore delle tasche degli agricoltori? O forse, dietro questo immobilismo, si nasconde una condivisione silenziosa delle scelte fatte dal Consiglio di amministrazione del Consorzio?
Sussurrare che i sindacati siano “a favore” dei nuovi balzelli sarebbe un’accusa pesante, ma il loro mancato intervento presta il fianco a ogni tipo di sospetto. Se la politica si muove e le amministrazioni comunali arrivano a offrire assistenza legale gratuita ai cittadini, il mutismo di chi vive quotidianamente il rapporto con la terra e con le opere di bonifica appare quasi inspiegabile.
I sindacati agricoli sono chiamati a dare un segnale. Il territorio ha bisogno di sapere se la loro missione ĆØ ancora la tutela dei consorziati o se, col tempo, le prioritĆ sono cambiate. Stuzzicarli non ĆØ solo un esercizio di polemica, ma un atto di trasparenza dovuto a migliaia di operatori che oggi si sentono soli in una battaglia che, sulla carta, dovrebbe essere innanzitutto la loro.
Uscirete allo scoperto o aspetterete che l’acqua (meteorica e non) passi sotto i ponti? La Valle Peligna aspetta una risposta.



