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IL TENNIS E LA PSICOLOGIA DEL BARATTOLO

di Massimo Di Paolo

Una partita di Tennis la vivi per la gran parte dentro la tua testa: assicurati che sia un bel posto per giocare. Potrebbe essere la sintesi di quella che fu la Psicologia del tennis dagli anni ’80 a oltre il 2000. In Italia ne fu artefice e sostenitore una figura carismatica e indimenticabile, si chiamava Roberto Lombardi laureato in fisica, prestato allo sport. Sensibile, colto, fortemente critico: con un’anima da umanista. A lui si deve la visione del giocatore di tennis come un ā€˜umanoide’ che intercetta e spara palle, arricchito da una profonda complessitĆ  mentale; forte e fragile nello stesso tempo, sensibile alle brezze emozionali, agli affetti e a quello che attorno a sĆ© sta accadendo.

 

 

Interpretava una visione e una filosofia Roberto, avendo capito che la mente di un atleta era soggetta a forti pressioni e nutrita da alti livelli di stress. La gestione delle emozioni, dei pensieri e delle preveggenze ā€˜inconsce’ alla Nadal, erano fattori poco considerati fino ad allora; ma in molti, nel Tennis agonistico, intuivano che pur non vedendosi, c’erano veramente: come i fantasmi.

Passano i tempi e l’arrivo dei ā€˜mental coach’ ha cambiato approccio e visioni. L’algoritmo del Tennis ĆØ ormai una metafora del capitalismo imperante; il match una rappresentazione dell’umana esistenza in perenne prestazione dove l’errore deve essere assente, rimosso. D’altronde l’etica protestante della cultura americana, si ĆØ diffusa nel mondo, coinvolgendo anche le Scuole di tennis. L’idea di vocazione, di disciplina e il culto del lavoro, hanno creato una relazione tra economia, Tennis, prestazione e successo. Si ĆØ scoperto che la Riforma Calviniana, il capitalismo moderno e l’interpretazione dei Tornei del Grande Slam, hanno un filo conduttore. Ormai la parte atletica, quella tecnica, quella tattica e la dimensione ā€˜mentale’ fanno parte dello stesso paesaggio. Allo stesso modo devono essere allenate. Emozioni, affettivitĆ , ansia, stati emotivi, depressioni, ricordi, vergogne e paure, tutta questa roba: via. Oggi la dimensione mentale nel tennis vuol dire precisione, attenzione, anticipazione, tempismo. QualitĆ  che si possono ā€˜allenare’ colpendo barattoli di latta, bersagli e cose simili. Il mentale come processo correlato all’attenzione per evitare errori e mantenere luciditĆ  nel tempo:nulla più.

Eppure i conti non tornano. Dopo il ko con Djokovic a Melbourne, il tornare in albergo di Sinner ĆØ stato un trattato di psicanalisi. Altro che attenzione e anticipazione. La psicologia dell’umano sentire, aleggiava nell’aria: purtroppo, vincendo. Deve essere stato tremendo, insopportabile giocare contro il vecchio lupo serbo e contro il pubblico. E sƬ, il non sentirsi amati costa caro anche per i fuoriclasse. Novak Djokovic non ĆØ stato solo tifato, ĆØ stato amato e se al suo posto ci fosse stato il moretto spagnolo Alcaraz, sarebbe stato uguale. Visioni differenti della vita e del gioco, con dimensioni psicologiche ad alto rischio di sopravvivenza. Un ragazzo un può fuori tempo Jannik, che sconcerta per delicatezza, empatia, educazione, più adatto a scrivere editoriali che a postare Twitter. Lo spettacolo oggi vuole altro: non il tennis complesso e mantenuto, ma fantasia, improvvisazione, variabilitĆ . Il Calcio ci insegna che ĆØ il tempo dei Mourinho che incita Trubin, il suo portiere, ad andare nell’area avversaria negli ultimi minuti di gioco, per trasformarsi in attaccante. O un Eroe, o il caos della sregolatezza vogliono gli spalti, che aiutano non poco a Ā  reggere la distanza quando soffiano a favore. Se il gioco si fa lungo, Sinner ci ha abituato alla sconfitta; Ā le 3h50’ sono diventate una barriera psicologica invalicabile, un recinto di pensieri anticipatori che, come i mattoncini lego, si sovrappongono se il tempo scorre, suonando il De Profundis.

Il profumo della vittoria entra dentro e cresce se l’emozioni sono in ordine e fanno il loro onesto lavoro; se i pensieri spuri non salgono sul calesse della ruminazione; se la trance agonistica ci tiene svegli; se il riverbero dei rumori interiori, non costruisce fantasmi imbattibili. ƈ un po’ la psicologia degli Eroi, quella dei giocatori di Tennis: simultaneamente, combattono l’avversario e il Minotauro che di fatto, ĆØ una parte di loro. ƈ la perenne rappresentazione della ā€˜Solitudine dei numeri primi’ che si rintraccia negli sguardi vuoti dei campioni quando sono sconfitti, Jannik, Carlos, Serena, Roger, Rafa, Novak e non importa ricordarli tutti. Nel Tennis brutale, la legge ĆØ una, oggi più di ieri: chi prima sa perdonarsi, vince.

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