KILLER DEI CANI CONDANNATO A 2 ANNI E MEZZO: USAVA VELENO E BOMBE PER IL BUSINESS DEL TARTUFO
Non era solo una questione di concorrenza, era una caccia spietata dove il “diamante bianco” del bosco giustificava, agli occhi del carnefice, una scia di sangue e tritolo. Il Tribunale di Pescara ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria di Vittorio Minerba, 78enne di Manoppello, condannandolo a due anni e mezzo di reclusione per l’uccisione di numerosi cani da tartufo e per il tentato sabotaggio esplosivo ai danni di un rivale.
Il massacro dei fedeli compagni
Undici nomi che pesano come macigni nel capo d’imputazione: Chanel, Penny, Chicca, Diana, Bella, Bruce, Daphne, Argo, Furbo, Gianna e Pallino. Sono i cani, compagni di vita e di lavoro, caduti tra il 2015 e il 2020 sotto i colpi di un’invidia cieca. Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Rosangela Di Stefano, Minerba seminava morte lungo i sentieri boschivi, nascondendo bocconi avvelenati proprio lĆ dove i cani si recavano per abbeverarsi o fiutare il prezioso tubero.
Un’indagine complessa, che ha visto perfino la riesumazione delle carcasse per esami necroscopici irripetibili, confermando una crudeltĆ gratuita e sistematica.
Lāordigno e lāombra del profitto
Ma la follia del “killer dei cani” non si ĆØ fermata agli animali. Al centro del processo anche un episodio inquietante: un ordigno incendiario piazzato sotto l’auto di un cercatore di Sulmona, assistito dall’avvocata Catia Puglielli. L’uomo si salvò solo per miracolo: un amico notò un pezzo di carta sospetto che sporgeva dalla vettura. Se fosse partito, sarebbe stata una tragedia.
Le prove chiave che hanno inchiodato il 78enne includono:
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Filmati di sorveglianza: Una Fiat Panda ripresa mentre l’uomo scendeva per posizionare sia i bocconi che l’ordigno.
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Perquisizioni domiciliari: Il rinvenimento di materiali “verosimilmente identici” a quelli usati per la bomba.
L’oro bianco che corrompe l’anima
Sullo sfondo di questa cronaca nera resta il mercato del tartufo bianco. Una competizione che definire “accesa” ĆØ un eufemismo, considerando quotazioni che oscillano tra i 1.400 e i 2.500 euro al chilo, con picchi d’asta che nel 2019 hanno toccato i 120mila euro per un singolo esemplare.
Per quel tesoro sotterraneo, Minerba ha trasformato i boschi abruzzesi in un campo di battaglia, finendo oggi condannato non solo alla reclusione, ma anche al risarcimento dei danni in sede civile e al pagamento delle spese processuali. Esce invece indenne dal processo un 34enne, inizialmente sospettato di aver agito in concorso.


