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LA LETTERA DI MIMÌ D’AURORA: “LA VALLE PELIGNA NON PUÒ PIÙ RESTARE SENZA VOCE

SULMONA – È una lettera lunga, dura e profondamente politica quella che Mimì D’Aurora, ex sindacalista oggi in pensione, ha indirizzato al segretario generale della CGIL provinciale dell’Aquila. Un testo che parte dalla manifestazione del 31 dicembre scorso a Sulmona, definita “straordinaria” per partecipazione e contenuti, ma che subito allarga lo sguardo a una riflessione autocritica sul ruolo del sindacato e sulle responsabilità collettive che hanno accompagnato il declino della Valle Peligna.

D’Aurora riconosce alla CGIL il merito di aver colmato un vuoto di iniziative durato quasi vent’anni, riportando al centro del dibattito pubblico la drammaticità della situazione socio-economica del territorio. Ma avverte: per sostenere davvero le rivendicazioni contenute nel Manifesto per la Valle Peligna serve anche il coraggio di analizzare errori, inadeguatezze e silenzi del passato.

Il quadro tracciato è severo: sfarinamento della struttura industriale, indebolimento dei servizi, crisi del commercio, perdita di migliaia di abitanti, scarsa natalità, assenza di attrattività per i giovani e nuove minacce ambientali. Un declino che, senza interventi strutturali, appare “inarrestabile”. Secondo D’Aurora, tutto questo non è imputabile solo ai governi regionali o agli enti locali, accusati di pressappochismo e di aver rinunciato a una visione d’insieme, ma riguarda anche le parti sociali.

Nel mirino finisce in particolare la mancata attuazione dell’Accordo di Programma per la Valle Peligna dopo la grande manifestazione del 2007. A differenza di quanto avvenuto a Teramo, dove il patto tra sindacato e sistema delle imprese ha prodotto risultati concreti e rifinanziamenti, a Sulmona – denuncia D’Aurora – non risulta alcuna vera iniziativa sindacale per attivare i tavoli ministeriali. Un’assenza che si sarebbe sommata al silenzio, definito “complice”, sull’esclusione della Valle Peligna dall’area del cratere sismico dopo il terremoto del 2009.

L’ex sindacalista individua due cause profonde: la concentrazione totale dell’attenzione sull’Aquila dopo il sisma e una visione storica della provincia che riduce Marsica, Valle Peligna e Alto Sangro a periferie senza soggettività politica e sindacale. Una dinamica che avrebbe portato allo svuotamento progressivo della funzione confederale della CGIL nei territori e al silenzio su temi cruciali per lo sviluppo.

D’Aurora richiama il ruolo storico della Camera del Lavoro di Sulmona, capace per decenni di essere collante tra società, politica e istituzioni, di guidare grandi vertenze industriali e di avanzare proposte innovative, anche in campo ambientale. Una voce che, secondo la lettera, si è spenta, contribuendo alla deriva del territorio. Ne è derivata anche una frattura simbolica e sociale: gli operai separati dalla città, il lavoro progressivamente espulso dal dibattito pubblico, i lavoratori esclusi dalle scelte strategiche sul futuro della zona, dalle infrastrutture al PNRR.

Pur riconoscendo l’impegno dell’attuale gruppo dirigente e il valore della mobilitazione del 31 dicembre, D’Aurora avverte che non basta un’iniziativa episodica. Serve continuità, radicamento, protagonismo dal basso. Una vertenza territoriale, scrive, non può limitarsi a chiedere interventi pubblici, ma deve costruire proposte, alleanze e una visione condivisa di sviluppo, rendendo i lavoratori soggetti attivi.

Da qui la richiesta centrale della lettera: riattivare una presenza confederale stabile della CGIL a Sulmona, rafforzare il coordinamento zonale dei delegati, mantenere un rapporto costante con le istituzioni locali e ridare ai lavoratori un ruolo centrale nella programmazione del futuro. Anche strumenti nuovi, come l’Area Funzionale Urbana che coinvolge tredici comuni con Sulmona al centro, vengono indicati come occasioni da non perdere.

Il messaggio finale è insieme critico e fiducioso: il sindacato, e in particolare la CGIL, ha ancora la credibilità e la forza per costruire un grande movimento capace di indicare percorsi di sviluppo, democrazia e solidarietà. Ma per farlo, conclude D’Aurora, serve una vera rinascita della presenza sindacale nella Valle Peligna. Una rinascita che il territorio aspetta da anni.

 


La lettera integrale di Mimì D’Aurora

Al Segretario Generale della CGIL provinciale dell’ Aquila,

Caro Francesco, è passato un mese da quell’evento straordinario che la CGIL provinciale, insieme agli altri sindacati, è riuscita a realizzare il 31 dicembre scorso, qui, a Sulmona. Una mobilitazione generale dei lavoratori capace di coinvolgere le istituzioni locali, tutte le forze politiche, varie rappresentanze regionali e parlamentari sui temi di una Vertenza che riguardasse la drammaticità della situazione di questa specifica realtà, la Valle peligna, non solo per denunciarne le emergenze ma con uno sguardo rivolto alle prospettive future su cui poter lavorare insieme. E’ stata una scelta giusta che ha colmato un vuoto di iniziative in tal senso che durava da quasi 20 anni, ma che ha rappresentato anche una solenne assunzione di un impegno di lotta. Parto da qui, perché per poter sostenere le richieste giustissime che avete elencate nel Manifesto per la Valle Peligna e che avete chiesto di firmare a tutte le rappresentanze istituzionali, c’è bisogno di avere un sindacato che con onestà analizzi anche le sue inadeguatezze in questa realtà, per capire cosa ha concorso a costruire un mix cosi drammatico di elementi da rendere la situazione socio economica di questo territorio la più drammatica della regione. Sfarinamento della struttura industriale; indebolimento e la crescente carenza del tessuto dei servizi necessari a supportare la struttura produttiva e garantire la qualità della vita dei cittadini; perdita della popolazione nell’ordine di migliaia di abitanti (con abbandono di residenza, scarsa natalità e assenza di attrattività per forza lavoro), crisi della struttura commerciale, insediamenti che minacciano la qualità dell’ambiente sono tutti elementi ( ma non gli unici) che fanno parlare di un declino che, senza interventi, sembra inarrestabile. Tutto questo non è solo il risultato di disattenzione e sciatteria di governi regionali e pressappochismo degli enti locali che hanno smesso di avere una visione di insieme come zona e si sono rinchiusi ognuno nel loro piccolo campanile a inseguire la “filiera” (il colore politico dei governi regionali e nazionali) come premio di fedeltà. La questione riguarda anche noi da vicino, Francesco. Dopo la grande manifestazione del 2007 a Sulmona – che dette vita alle deliberazioni regionali sull’Accordo di Programma del 2008 attraverso le pressioni della Provincia e dall’allora assessore al lavoro, il compianto Fernando Fabbiani, con il Ministero dello Sviluppo Economico – nessun incontro fu svolto a Roma per dare attuazione a tale strumento, nonostante vi fossero una dozzina di manifestazioni di interesse di imprese varie, per qualche centinaio di posti di lavoro, pervenute alla Provincia. Perché l’Accordo di Programma di Teramo partì, ed è ora al terzo rifinanziamento, ed il nostro no? Perché il motore dell’Accordo teramano è stato il patto fra sindacato e sistema delle imprese che insieme hanno agito nei confronti di Regione e Ministero per concretizzare le intese e ottenere i finanziamenti. Quali iniziative ha preso il sindacato provinciale per attivare i tavoli per l’Accordo per la Valle Peligna? A me non risulta una sola richiesta pervenuta formalmente dal sindacato aquilano, o dall’Unione degli Industriali, al Ministero, per far convocare quel tavolo. Se non c’è la volontà e l’interesse delle parti sociali perché si dovrebbe convocare un tavolo? Li ritroviamo uniti, insieme ai vertici della politica, nell’ essere silenti, se non complici, della vergognosa esclusione del territorio peligno dall’Area del terremoto, nel timore che potesse sottrarre risorse all’ Aquila, cosa non vera. L’inclusione avrebbe potuto invece sin da allora attivare strumenti e risorse per fronteggiare la crisi industriale della zona, dare un sostegno per la ripresa. Quindi è importante chiedersi perché questo è accaduto. Io ho due risposte possibili. La prima: il terremoto del 2009 e la scelta di concentrare l’attenzione esclusivamente su L’Aquila, purtroppo anche per tanti anni a seguire. La seconda, che parte da molto prima, l’idea di immaginare una provincia dell’Aquila costituita dal Capoluogo e dalle terre del contado, e che ammette solo negoziazioni territoriali provinciali. Marsica, Valle Peligna, Alto Sangro sono diventate una massa indistinta gestita dal Capoluogo nella quale ogni specificità viene dissolta . Questo ha portato allo svuotamento progressivo di ogni funzione confederale della CGIL nella Marsica e nella Valle Peligna. I territori hanno smesso di avere soggettività politica e sindacale. La Valle Peligna ha perso una delle sue voci più autorevoli nell’animare la mobilitazione sociale sui temi critici e sulle proposte da elaborare per la crescita. La Camera del Lavoro di Sulmona dal dopoguerra aveva sempre svolto un ruolo di collante fra società e politica, fra lavoratori e rappresentanze istituzionali, in particolare dalla fine degli anni 70 in poi, e aveva saputo misurarsi con le grandi vertenze industriali e nel contempo avanzare grandi proposte innovative sui temi ambientali come quelle del sistema di parchi e riserve naturali insieme alle associazioni ambientaliste. Questa voce è stata tacitata e sui temi della Valle è sceso il silenzio. Per tantissimo tempo. E si è aggiunto al silenzio di tante altre voci. Questo silenzio ha concorso a determinare la deriva della nostra zona. E nonostante il lavoro svolto nei servizi pubblici, nelle fabbriche, abbiamo assistito alla estraneazione degli operai della zona industriale dalla città e la città si è dimenticata degli operai, ed il lavoro ha perso sempre più peso nel dibattito pubblico, salvo poche isolate eccezioni. E abbiamo smesso di chiederci quale peso potesse avere l’area industriale di Sulmona, se potesse costituire ancora una risorsa a disposizione per nuove iniziative (sostenibili) da promuovere per le aree ancora disponibili o i siti dismessi da riconvertire o se, come scritto nel programma del Centro Sinistra di Sulmona, alle ultime elezioni, si dovesse superare “la malintesa centralità dello sviluppo industriale” e puntare su altri settori. I nostri lavoratori non sono stati chiamati a decidere nulla che riguardasse il futuro del territorio, se era giusto realizzare la bretella ferroviaria che escludela stazione di Sulmona, così come non sono stati coinvolti nella discussione sull’uso dei fondi del PNRR, sulle aree interne, sull’esclusione di Sulmona dai poli di attrazione, ed altro. Ecco perché è giusto ragionare sui nostri errori e sulle nostre responsabilità: per non commetterne più. So che tu hai trovato questa situazione ed hai tentato di riattivare la presenza dei temi generali nelle varie zone, con alcune iniziative. La manifestazione del 31 dicembre ne è una prova. Ma se non si rafforza la CGIL locale sarà dura farla crescere e sostenerla. Questi obiettivi hanno bisogno di continuità di azione, possibile solo se diventano patrimonio di lavoratori e cittadini. Non si può seguire una vertenza complessa solo dall’Aquila. Anche perché non ci sono solo rivendicazioni da avanzare. Il futuro del territorio si costruisce analizzando dettagliatamente punti di forza e punti di debolezza, incalzando le controparti e costruendo alleanze. Una vertenza non può contenere solo sacrosante richieste di interventi pubblici, perché anche l’economia della nostra zona dipende dai mercati internazionali, deve contenere proposte sul fare dal basso, rendere i lavoratori protagonisti. E solo il sindacato e segnatamente la CGIL ha la credibilità e la forza per costruire un grande movimento come le recenti iniziative dimostrano. C’è un nuovo strumento di programmazione territoriale, l’ Area Funzionale Urbana, che raggruppa 13 comuni con al centro Sulmona. Una buona occasione per dire la nostra. Cosa abbiamo noi da proporre come modello di sviluppo o priorità per il territorio? Da quanti anni i quadri e delegati della zona non sono stati chiamati a discutere insieme le scelte da compiere per il futuro della Valle, per tentare di impedire la fuga ulteriore dei giovani? Allora c’è bisogno di riattivare una presenza confederale fissa a Sulmona che insieme al coordinamento zonale dei delegati possa dare continuità alle azioni intraprese. Che mantenga costanti rapporti con le istituzioni locali, che sia da sponda e riferimento con i lavoratori. Soprattutto che sappia far rinasce nella Zona la volontà di programmare dal basso il proprio futuro, stimolando tutti gli altri attori istituzionali e sociali. Lo stupendo palazzo di vico Del Vecchio non può essere solo un recapito di categorie, deve riempirsi di attività e vita sindacale volta a costruire nuove speranze e nuove prospettive per il territorio e ridare ai lavoratori il ruolo di classe generale in grado di indicare percorsi per lo sviluppo, la democrazia, la pace e la solidarietà. Sono anni che aspettiamo questa rinascita.

Mimi D’Aurora

 

5 commenti riguardo “LA LETTERA DI MIMÌ D’AURORA: “LA VALLE PELIGNA NON PUÒ PIÙ RESTARE SENZA VOCE

  • BASTASSE UNA LETTERA.
    Circa venti anni di attesa (ma sono molti di più, basta ricordarsi le faBBriche che hanno chiuso e non sono state rimpiazzate).
    Credo non si debba aggiungere altro nel desolante panorama.

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  • ……finalmente una voce critica, non sterile e non fine a sé stessa, o tanto per farlo.
    Accompagnata da argomentazioni serie e concrete….( anche con punte di motivata autocritica)…
    Era ora, sveglia….
    dignita’,coraggio,spirito di iniziativa….mentre ” le stelle” stanno a guardare….occorre recuperare spirito di iniziativa e il fondamentale rapporto con i cittadini, con le loro molteplici, tante necessità e bisogni…..
    Città e territorio necessitano di Donne/ Uomini,persone serie,capaci, competenti e non di ” personaggi” improvvisati che cercano soluzione a problemi personali e comode sistemazioni….

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  • Orario perfetto

    complimenti per la puntualità, un ottima osservazione dopo 15 anni territorio depredato… !

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  • Una severa analisi,una onesta critica alle carenze ed errori commessi nel passato, ma anche un appello costruttivo a trovare soluzioni organizzative per rafforzare la Camera del Lavoro di Sulmona.La proposta di una presenza stabile confederale che affronti giornalmente le criticità di un territorio complesso (Valle Peligna Alto Sangro) potrebbe
    essere una risposta più efficace al rilancio dell’azione sindacale.

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  • Non si può non condividere quanto scritto da Mimi D’Aurora.Fondamentale è quello di riattivare una presenza confederale stabile nella Camera del Lavoro di Sulmona.

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