Senza categoria

INSEGUÌ L’ORSA BAMBINA IN AUTO: AL VIA IL PROCESSO, AMMESSE LE PARTI CIVILI

È entrato nel vivo davanti al Tribunale di Sulmona il processo a carico di Giuseppe Cuomo, il 64enne di Rivisondoli accusato di maltrattamento di animali per aver inseguito con la propria auto l’orsa “Bambina” e il suo cucciolo tra le strade di Roccaraso.

Durante l’udienza di questa mattina, il giudice Emanuela Cisterna ha sciolto le riserve sulle questioni preliminari, respingendo l’eccezione avanzata dalla difesa, rappresentata dall’avvocata Tania Liberatore. Il tribunale ha contestualmente ammesso come parti civili tre associazioni animaliste, assistite dall’avvocata Cinzia Simonetti, che hanno presentato una richiesta di risarcimento danni pari a 50 mila euro.

La vicenda risale al 27 giugno 2023. Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo, a bordo della sua Renault Modus, avrebbe tallonato i due esemplari di orso bruno marsicano lungo via Dante Alighieri, in pieno centro abitato. L’episodio era stato documentato in un video di circa un minuto, poi finito sui social network, diventando rapidamente virale e sollevando un’ondata di indignazione.

Il Pubblico Ministero contesta all’imputato una condotta che avrebbe sottoposto i plantigradi a “sevizie o fatiche insopportabili”, incompatibili con le loro caratteristiche etologiche. Nell’atto di imputazione vengono dettagliate le gravi conseguenze prodotte dall’inseguimento:

  • Stress fisiologico: L’azione avrebbe indotto uno stato di stress acuto, aggravato dalla giovane età del cucciolo e dalle condizioni di alimentazione della madre in quel particolare periodo dell’anno.

  • Consumo energetico: La fuga improvvisa ha costretto gli animali a un dispendio di energie straordinario, riducendo la loro capacità di reagire a futuri pericoli o di spostarsi per la ricerca di cibo.

  • Alterazione dell’istinto materno: L’interferenza dell’auto avrebbe compromesso le tattiche naturali di protezione della femmina, esponendo potenzialmente il piccolo all’aggressione di maschi adulti, che in natura tendono a colpire i cuccioli per indurre la madre a un nuovo accoppiamento.

Il processo proseguirà nelle prossime udienze per vagliare le prove e le testimonianze su un caso che mette al centro la tutela della fauna selvatica simbolo dell’Abruzzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *