TERREMOTO CANDELORA 1703. LA STORIA RACCONTATA DA NANDO GIAMMARINI
MONTEREALE – Ricordando il terremoto della Candelora del 1703 tra l’Alto Aterno e l’aquilano gli usi, i costumi, la realtĆ culturale di un territorio e la sua musica – anche popolare fatta di strumenti della tradizione contadina, tipo l’organetto strumento tipico caro alle genti di montagna- sono direttamente e indissolubilmente connessi ai racconti delle persone, agli avvenimenti religiosi e civili , allāavvicendarsi dei ritmi della natura. Talvolta, anche a eventi catastrofici, che mettono in discussione confini, simboli e identitĆ , ispirando, in mezzo a tanti lutti, percorsi rigenerativi e di adattamento. A partire dal Settecento una nuova concezione influƬ sulla percezione collettiva del terremoto allorchĆ© se ne verificò uno catastrofico che, come quello dell’Aquila nel 2009 ma di dimensioni nettamente superiori, fu l’epilogo di una lunga serie di scosse che si susseguirono per giorni. In quel tempo alla rappresentazione artistico-simbolica del sisma iniziò infatti ad affiancarsi una produzione musicale sacra, legata per lo più alla richiesta di intercessione di santi a protezione delle cittĆ . Uno per tutti S. Emidio, protettore di Ascoli Piceno che si narra salvò la cittadina dal terremoto. In tal senso ĆØ emblematico quanto avvenne in coincidenza con il violento sisma del 2 febbraio 1703: ricordato come il terremoto della Candelora. Uno dei più violenti sismi nella storia italiana, con epicentro nell’area di Montereale e Cagnano Amiterno, che provocò oltre 6.000 vittime e infinita distruzione nell’aquilano. La mia Montereale fu rasa al suolo da quello del 1950, poi nel 2009 e ancora nel 2016. Lāantichissimo comune epicentro del sisma di magnitudo 5,3 del 18 gennaio, ĆØ da sempre costretto a fare i conti con la Natura. E a perdere. Il terremo della Candelora del 1703 devastò Montereale, provocando circa 800 vittime su una popolazione dell’epoca di circa un migliaio di persone, radendo al suolo quasi l’intero abitato. Il sisma ebbe una magnitudo di 6. 7 preceduto da forti scosse a gennaio. Lāevento raggiunse unāintensitĆ del X grado della scala Mercalli e provocò la morte di 2.500 persone solo a LāAquila, 800 delle quali nella sola Chiesa di San Domenico. Le altre chiese interessate furono: S. Bernardino, S. Massimo, S. Filippo e S. Agostino. Ciò fu reso ancor più grave dal fatto che i luoghi di culto erano affollata per la ricorrenza della Purificazione. Un ricordo indelebile della tragedia del 1703 esiste nel cuore della cittĆ poichĆ© la chiesa di S. Maria del Suffragio, conosciuta come chiesa delle Anime Sante, che ancora oggi nonostante sia stata ristrutturata porta i segni del terremoto del 2009, fu edificata dopo il terremoto del 1703. Anche le festivitĆ più importanti subirono il ricordo della tragedia sismica tanto che anche il Carnevale non cade mai prima del 2 febbraio. In ultima analisi anche la bandiera dell’Aquila – i cui colori erano il bianco che simboleggiava la purezza, la fede e la lealtĆ , mentre il rosso il coraggio, la forza e il valore, spesso associati al sangue versato – fu cambiata. I nuovi colori sono il nero ed il verde che stanno a rappresentare il lutto per l’enorme tragedia e la speranza in un domani migliore.




