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AMMORTIZZATORI SOCIALI IN AUMENTO: NEL 2025 +30% IN ABRUZZO. L’ALLARME DELLA UIL

Un aumento che va ben oltre la media nazionale e che certifica una difficoltà strutturale del sistema produttivo regionale. È il quadro che emerge dai dati sugli ammortizzatori sociali diffusi dalla UIL Abruzzo, secondo cui nel 2025 nella regione sono state autorizzate oltre 17,8 milioni di ore di cassa integrazione, con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente. A livello nazionale, l’aumento medio si ferma al +10,4%.

I numeri arrivano da uno studio elaborato dalla UIL su dati Inps, che prende in esame, provincia per provincia, le ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga. Un’analisi che, secondo il sindacato, fotografa una crisi ormai non più emergenziale ma strutturale.

“Il ricorso alla cassa integrazione continua a crescere e non può più essere considerato una risposta temporanea – spiegano il segretario generale della UIL Abruzzo Michele Lombardo e Valerio Camplone, responsabile dell’Area Attività Produttive –. L’Abruzzo è sesto a livello nazionale per aumento delle ore di ammortizzatori sociali, dietro a Basilicata, Molise, Sardegna, Lazio e Valle d’Aosta. A preoccupare non è solo la quantità, ma soprattutto la continuità di questi dati negativi”.

Particolarmente significativo il dato relativo alla cassa integrazione straordinaria, che nel 2025 supera i 12 milioni di ore. Un segnale, secondo la UIL, di crisi aziendali che si trascinano nel tempo senza trovare soluzioni definitive, lasciando lavoratrici e lavoratori sospesi per anni nell’incertezza.

Sul piano territoriale, la situazione più grave si registra nella provincia di Chieti, con oltre 10,9 milioni di ore complessive di cassa integrazione. Seguono Teramo con più di 3,1 milioni di ore, L’Aquila con circa 2,7 milioni e Pescara che, con 741.136 ore autorizzate, sembrerebbe aver subito un impatto minore. In realtà, sottolinea il sindacato, Pescara è tra le prime cinque province italiane per incremento percentuale rispetto al 2024, segnando un preoccupante +120,8%.

“I dati del 2025 confermano ciò che denunciamo da tempo – afferma Lombardo –. L’Abruzzo è in una crisi industriale permanente e il peso non può ricadere esclusivamente su lavoratrici e lavoratori. Serve affrontare alla radice le difficoltà del tessuto produttivo”. Al centro delle critiche la mancanza di una vera politica industriale regionale: “Senza scelte chiare su automotive, logistica, manifattura, energia e riconversione industriale – aggiunge – la cassa integrazione rischia di diventare l’unica risposta”.

Secondo la UIL, l’aumento degli ammortizzatori sociali ha effetti pesanti anche sul piano sociale ed economico, a partire dalla riduzione del reddito delle famiglie. “Dietro questi numeri – spiega Camplone – c’è la perdita di continuità occupazionale. La cassa integrazione non è più una parentesi, ma una condizione quasi permanente, spesso preludio a licenziamenti, delocalizzazioni o chiusure. L’assistenzialismo non può essere l’unica risposta”.

Da qui la richiesta di un cambio di passo. “Gli ammortizzatori sociali restano uno strumento di protezione fondamentale – concludono Lombardo e Camplone – ma non possono diventare il modo per nascondere una economia regionale ferma o in arretramento. Servono investimenti, programmazione e responsabilità, a livello regionale e nazionale, per rilanciare davvero il lavoro in Abruzzo”.

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